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Appello al ministro: sblocchi la legge per i test sugli animali

Appello al ministro: sblocchi la legge per i test sugli animali

Prima firmataria è il rettore di Cagliari Maria Del Zompo La Lav: «Modello di ricerca vecchio e fallimentare»

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CAGLIARI. Ricerca biomedica e sperimentazioni sugli animali: dal mondo dei ricercatori sale la richiesta di recepire una volta per tutte la normativa europea che disciplina il settore affinché alla ricerca italiana siano restituite parti opportunità, dal mondo che combatte la vivisezione degli animali sale una richiesta uguale e contraria perché in Italia la ricerca è «basata sull’obsoleto e antiscientifico modello animale». Posizioni inconciliabili, su una questione di civiltà per la quale si fatica da un lato a credere che i ricercatori siano vivisezionisti convinti, dall’altra che gli animalisti non abbiano a cuore gli scopi ultimi della ricerca biomedica.

L’appello. La nuova polemica nasce da un documento inviato al ministro della Salute Beatrice Lorenzin da docenti e ricercatori di tutta Italia, di cui la prima firmataria è il rettore dell’università di Cagliari Maria Del Zompo, con lei anche il direttore dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini e il direttore dell’Istituto italiano di tecnologia Fabio Benfenati. Cosa chiedono gli scienziati della biomedicina italiana? Di rivedere il decreto legislativo 26 del 2014 che detta linee guida quasi “punitive” per la ricerca diversamente da quanto succede nel resto d’Europa. In particolare: «... il decreto legislativo prevede che il Ministero autorizzi ogni progetto entro 40 giorni dalla domanda, mentre i tempi di attesa risultano oggi mediamente pari a cento giorni lavorativi». Nell’appello si contestano anche «le linee guida di applicazione del decreto legislativo, che hanno introdotto condizioni ulteriori e più stringenti per ottenere le autorizzazioni amministrative... viene contestata in modo particolare l’incompatibilità, definita dagli studiosi irragionevole, tra i ruoli di responsabile del progetto di ricerca e di responsabile del benessere degli animali e di veterinario designato. Le linee guida compromettono la prosecuzione e lo sviluppo della nostra attività di ricerca, anche e proprio nei settori della salute e del benessere per gli esseri umani e gli animali».

La Lav. La Lav, lega antivivisezione, risponde in modo articolato: «...Quello che la lettera al ministro non dice, è che allo scadere dei 40 giorni per l’autorizzazione delle procedure, il progetto viene automaticamente autorizzato, lasciando il sistema di controllo e il principio di trasparenza nella ricerca per la salute umana, in un pericoloso meccanismo di silenzio-assenso... L'appello rivolto al ministro della Salute da alcuni ricercatori italiani affinché garantisca tempi brevi per le procedure di approvazione di sperimentazioni che prevedono l’uso di animali è l’ennesimo tentativo di lamentare restrizioni che nella realtà non esistono». La Lav sottolinea che sono ancora troppi gli animali utilizzati (oltre due milioni l’anno) «numeri ancora alti, visto il quadro scientifico e legislativo europeo che prevede la promozione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale». Manuela Kuan, biologa e responsabile Lav vivisezione: «L’impegno delle istituzioni verso la riduzione e la sostituzione degli animali nella ricerca rimane solo sulla carta. Principi che non vengono ascoltati per la mancanza di formazione, gap culturale e interessi economici, lasciando il nostro Paese ancorato a un modello fallimentare, risalente alla fine dell’800».

Il rettore. Il rettore Maria Del Zompo: «La ricerca con simulatori e sistemi cellulari è già avanzatissima, siamo i primi a non voler usare gli animali, non accettiamo di passare per quelli che non amano gli animali. Non agiamo contro gli animali: è che a seconda del modello di malattia non abbiamo ancora trovato il modo di sostituire le risposte che ci danno gli organismi viventi». (a.s)

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