Dalla bufera alla tregua armata il rimpasto rinviato a settembre
Renato Soru: «Non riuscirete a farmi litigare con Pigliaru. Nessuno di noi due lo vuole» Un nuovo vertice di maggioranza a cui parteciperà anche il governatore è fissato per l’11 luglio
CAGLIARI. Dalla bufera alla pace, o presunta tale. Più volte, in un lunedì thriller, il centrosinistra è entrato e uscito dall’inferno. È stata un’altalena di emozioni politiche consumata e distribuita in una manciata di ore. Senza soluzione di continuità, una vera full immersion in cui il rimpasto è sembrato cosa fatta la mattina, per poi invece essere rinviato a settembre e sicuramente dopo che il centrosinistra si riunirà in conclave. Lo farà il 10 e l’11 luglio, a Milis, con la partecipazione sicura del presidente della Giunta Francesco Pigliaru e con molta probabilità anche degli assessori. Questo lunedì da batticuore poteva finire in una guerra aperta e senza esclusione di colpi, ma alla fine è arrivato il messaggio dell’armistizio, esaltato da una frasedel segretario del Pd: «Non riuscirete a farmi litigare con Pigliaru. Nessuno dei due lo vuole», ha detto Renato Soru all’uscita del confronto serale e serrato con il governatore. Nell’attesa del conclave e già ribattezzato «ritiro spirituale», tutti dovrebbero sotterrare l’ascia di guerra e «non continuarci a fare del male», è stata la morale scolpita sulla pietra da chi ha tirato un sospiro di sollievo.
Primo quadro. Alle 10.30 è cominciato l’annunciato vertice di maggioranza. Dodici i partiti presenti: Pd, Sel, La Base, Psi, Irs, Pdci, Rifondazione, Partito dei sardi, Centro democratico, Verdi, Upc, Rossomori e Socialisti. Tutti arrivati all’appuntamento con la stessa idea in testa: «Serve un cambio di passo nella coalizione, in Consiglio regionale e nella Giunta». Scelta inevitabile dopo l’ultima sconfitta alle amministrative, ma con una strategia sul «cosa fare» ancora da scrivere. la scorciatoia poteva essere quella di puntare il dito uno contro l’altro, anche perché intorno al tavolo c’era Efisio Arbau. È lui il leader di Sardegna Vera-La Base nel frattempo accusato dal deputato del Centro democratico Roberto Capelli di essere «una delle cause della divisione dell’alleanza a Nuoro e Porto Torres e dunque della debacle ai ballottaggi». Prima del padrone di casa, Renato Soru, visto che il vertice era nella sede del Pd, a pescare il jolly giusto è stato Luca Pizzuto, segretario e consigliere regionale di Sel. È stata sua l’idea del conclave o dell’incontro «aperto a tutti i protagonisti della coalizione» per una verifica «sui temi e non sulle persone».
Davvero una splendida invenzione e gli altri partiti l’hanno accolta con entusiasmo: nessuno aveva voglia d’impantanarsi in un «rimpasto in tempi stretti», soprattutto per non irritare il presidente della Regione (non invitato) e che da sempre fa sapere: «Sarò io a decidere quando e come cambiare gli assessori». Non certo i partiti e ancora meno dopo processi sommari. A quel punto l’Upc ha definito ottima la proposta: «In quella riunione allargata – ha detto Girgio Fresu – rilanceremo insieme l’azione di governo». Anche il Partito dei sardi con Franciscu Sedda ha detto sì, e Gavino Sale di Irs ha aggiunto: «È la soluzione giusta per non finire tutti in trappola e dare risposte concrete alle attese della gente». Non ancora delusa, ma certo scontenta e le elezioni l’hanno confermato.
Secondo quadro. Per ore è sembrato che il conclave potesse essere considerato dal presidente della Giunta come un altro atto di sfida. A cominciare dalla data: perché nel primo fine settimana di luglio, o nel secondo: qualcuno l’ha chiesto a Pigliaru? Alla fine è stato Soru ad andare dal presidente della Regione per chiarirsi prima in un necessario faccia a faccia, è il secondo dall’inizio dell’anno, e poi concordare la data del vertice allargato a Milis. Lì all’ordine del giorno non ci sarà il rimpasto che non è più un tabù, ma i tempi devono maturare e gli eventuali sostituti sono ancora da individuare. Perché è chiaro che i partiti, soprattutto il Pd, vogliano contare di più in Giunta, ma allo stesso Pigliaru non vuole sentirsi ostaggio degli stessi partiti e del Pd in particolare. L’importante – è stata la conclusione di Soru – «dare ai cittadini quella speranza di futuro per cui ci hanno votato nel 2014, e dobbiamo farlo con progetti a medio e lungo termine». A Pigliaru questa conclusione è piaciuta e in serata le nubi sono state spazzate via. È cominciata una nuova era.
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