La Nuova Sardegna

Giunta, svolta sovranista Pigliaru e Paci all’attacco

Presidente e vice hanno detto al governo Renzi che l’isola si aspetta di più L’assessore al Bilancio: trasferimenti con il contagocce in crisi la nostra liquidità

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CAGLIARI. Lo stesso giorno, duri come non mai, hanno sparato insieme sul bersaglio più che grosso che c’è. Lo Stato. Con un’azione a tenaglia, Roma e Cagliari, Francesco Pigliaru e Raffaele Paci, presidente e vicepresidente della Regione, hanno detto che dalla “madre patria” si aspettano e pretendono molto di più, perché sono rimasti delusi da quello che il Governo poteva fare ma non ha fatto ancora. Nell’aula di una commissione del Parlamento e davanti alla Corte dei conti regionale, hanno riempito di contenuti quella che da oggi in poi può essere letta come la svolta sovranista della Giunta. Sì, la loro è stata una requisitoria a due voci: inaspettata, ma che altri, i detrattori, bolleranno presto come tardiva. Comunque, sono scesi in campo aperto, per abbandonare (a parte il vertice con Renzi a Olbia) la trincea.

Pigliaru. A Roma, nell’aula della commissione parlamentare per le questioni regionali, il presidente ha detto: «Finora, in Europa, lo Stato italiano non ha sostenuto come avrebbe dovuto la questione dell’insularità. Gli svantaggi per la Sardegna sono evidenti, ora chiediamo che ci sia riconosciuto un vero risarcimento e lo chiediamo non con generici lamenti, ma sostenuti dalla forza dei numeri di quello che è stato l’evidente costo del mancato sviluppo a causa delle minori opportunità che abbiamo avuto». Per poi rivendicare «una nuova autonomia moderna e dinamica, con più potere legislativo in materia finanziaria e fiscale, maggiori competenze, migliore trattamento nelle entrate e più diritti speciali fino al reale riconoscimento della nostra diversità». È questo lo Statuto che il governatore vuole riscrivere: subito e in fretta, la conclusione.

Paci. Nell’aula della Corte dei conti, il vicepresidente è andato oltre l’ormai archiviata contabilità dell’anno scorso e ha parlato di quella futura. «Noi ci siamo autoimposti – parole testuali – il rigore e la trasparenza che solo un bilancio armonizzato (è la formula del tanto incassi, tanto spendi) può garantire. Bene, ci saremmo aspettati che il Governo facesse lo stesso e invece non lo farà nè ora e neanche il prossimo anno, e questa scelta potrebbe crearci qualche problema». Quale? Che i trasferimenti iscritti nel 2015 fra le attività, arrivino col contagocce, mettendo in crisi di liquidità la Regione, che potrebbe trovarsi con le casse vuote per far fronte alle spese comprese quelle obbligatorie. I ritardi, a catena, alla fine, provocherebbero uno sbilanciamento «inaccettabile e inammissibile» E con la svolta sovranista, i tradimenti non sono più ammessi. Neanche da un assessore che finora era strasicuro della lealtà dello Stato.

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