BiFotofest, sguardi al femminile
Alla Fiera del tappeto una mostra con gli scatti di nove fotografe
MOGORO. BiFotofest è il primo e ancor giovane festival, dedicato alla fotografia, nato in Sardegna. Due elementi, la giovinezza e la primogenitura, che raccontano bene le difficoltà che si incontrano, nell'isola del Jazz e dei festival letterari se, da “piccini”, si tenta e si decide di promuovere la fotografia. Addirittura inventandosi un festival, un appuntamento che si propone di ripetersi nel tempo, dandosi cadenza annuale. BiFoto nasce da questa intenzione, e dalla constatazione che, nonostante rassegne, mostre e iniziative delle più diverse, a volte poverissime, a volte economicamente robuste, un festival di fotografia in Sardegna non c'era proprio. Questo sino a cinque anni fa. Ora ne sono nati degli altri. «E ben vengano» dice Stefano Pia, ideatore, anima e curatore, insieme all'amico Vittorio Cannas, di questa iniziativa nata e cresciuta a Mogoro. «Vuol dire che abbiamo avuto un'idea buona, della quale si sentiva l'esigenza».
Un'idea buona e ben coltivata, perché la prima cosa che colpisce, visitando gli ampi spazi del centro dedicato ad ospitare la Fiera del Tappeto di Mogoro, prestati per l'occasione al BiFoto, è l'attenzione dedicata alle fotografie, stampate in maniera adeguata, presentate con cura. Questo, purtroppo, non sempre accade. In tanti anni di frequentazione di mostre e rassegne fotografiche nella nostra isola, ho visto molte iniziative ben realizzate, ma anche molti “orrori”: stampe inguardabili, allestimenti sciatti e irrispettosi, luoghi inadatti e improbabili, non sufficientemente illuminati, dove le immagini bisogna immaginarle. A Mogoro, al BiFoto, niente di tutto questo. Quest'anno Stefano e Vittorio hanno scelto una sorta di tema per dare una più precisa identità alla loro creatura, titolando l'edizione 2015 della rassegna “La fotografia è una signora”. E portando a Mogoro i lavori di nove donne. Alcune sono fotografe, altre appassionate cultrici della materia. Sono Giusy Calia, Paola Congia, Alexandra Demenkova, Antonia Dettori, Elisabetta Loi, Michela Medda, Myriam Meloni, Silvia Orrù, Alice Sassu. Provenienti da contesti diversi, diverse per età, stile e formazione, presentano lavori assai distanti tra loro. Questo è bene perché permette di confrontarsi con svariati modi di interpretare la fotografia. Ma è anche un rischio. Ho visitato il BiFoto in compagnia di tre donne, abituali frequentatrici di mostre ed eventi culturali. Ho chiesto il loro parere sulla scelta dei curatori e su ciò che hanno visto.
Questa la sintesi delle risposte: «Un'operazione come questa dovrebbe avere una finalità chiara e proporre una chiave di lettura precisa, uno o più spunti di riflessione. Ad esempio scardinare o confermare idee, spesso stereotipate, che il tema della differenza di genere porta con se, ancora oggi, anche nella produzione artistica». «Un festival di fotografia dedicato allo sguardo femminile ha senso se poi si identifica un tema preciso o un filo conduttore. Una semplice scelta di genere può anche essere fuorviante». «La promozione di arte e fotografia realizzata da donne è ancora minoritaria, lo dicono le statistiche. Dare un impronta di questo tipo è già un buon punto di partenza per ridurre il persistente divario tra i generi».
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