Sassari, il boato esplode nelle piazze
La sofferenza, la paura di non farcela, poi le grida di liberazione: tripudio fino a notte fonda in tutti i quartieri
SASSARI. Fiumi di birra e di lacrime. Lacrime di gioia, perché quando un sogno così grande si realizza l’emozione non si può trattenere. La città ha sofferto, tifato, imprecato per tutta la partita, poi si è lasciata andare ad un abbraccio collettivo che è durato tutta la notte. È stata festa in ogni angolo della città: da piazza Tola, a piazzale Segni, da piazza Santa Caterina a piazza d’Italia, da Luna e Sole alle borgate. Tutti i quartieri della città hanno vissuto una notte di gioia e di caroselli.
È stata una sofferenza e anche per questo è stato più bello. Solo al minuto trentanove, quando Jerome Dyson si è caricato la squadra sulle spalle dopo una lunga ed estenuante rincorsa, la città ha iniziato a crederci. Poco dopo nel silenzio assordante di Piazza d’Italia il tiro della disperazione di Reggio risuona come un’eco potentissima che in un’istante si trasforma in un boato di gioia e liberazione che dal cuore di Sassari viaggia fino al PalaBigi, dritto al cuore dei giganti biancoblu.
Tra urla di gioia, abbracci, cori e lacrime si incrociano gli sguardi e le storie più diverse. C’è chi agita la sciarpa biancoverde, reliquia di chi con la Dinamo ci è cresciuto tra gioie e dolori, seguendola fino agli inferi della B1. Ci sono nonni che danzano con i nipotini sulle spalle. Ci sono studenti Erasmus che provano ad intonare un’improbabile rivisitazione di “Faccia di trudda” aiutati da qualche bicchierino di troppo. C’è persino qualcuno con un evidente accento campidanese che del maxi schermo della sua piazza evidentemente non si fidava ed ha preferito risalire tutta la 131. Alla faccia del campanilismo, si brinda comunque.
Piazza Tola prima di trasformarsi in una bomboniera pronta ad esplodere resta paralizzata dalla partenza di Reggio. C’è chi si sbraccia, quasi volesse bucare lo schermo ed entrare in campo anche se con la birra in mano non sarebbe consigliabile. Quando Dyson infila il canestro del sorpasso qualcuno invoca scherzosamente l’intervento di un defibrillatore che in realtà sarebbe più utile qualche minuto dopo quando Kaukenas con un numero dei suoi riesce nell’impresa coreografica di portare simultaneamente le mani ai capelli di tutti i presenti. Nel frattempo la piazza partorisce coach in continuazione: piccoli Meo nascono e muoiono un istante dopo costringendo Dyson a subire la mutazione campione-bidone un centinaio di volte, manco fosse un pokemon. Ma alla fine è solo festa. E la festa non ha quartiere. Dalle piazze del centro i tifosi sassaresi si sono riversati in piazzale Segni davanti alla Club House della società. Centinaia di macchine in corteo, bandiere, cori e “Faccia di trudda” cantata a squarcia gola. E ancora fumogeni, entusiasmo incontenibile. Non è un sogno, è tutto vero: Sassari è campione d’Italia. (federico sanna, gian mario sias)
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