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Critici e storici dell’arte contro Sgarbi Lettera a Franceschini

Critici e storici dell’arte contro Sgarbi Lettera a Franceschini

ROMA. Una «congerie insensata di capolavori dell'arte italiana, proveniente dai luoghi più disparati». Da Tomaso Montanari a Vezio de Lucia, da Francesco Caglioti a Rita Paris, Vittorio Emiliani,...

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ROMA. Una «congerie insensata di capolavori dell'arte italiana, proveniente dai luoghi più disparati». Da Tomaso Montanari a Vezio de Lucia, da Francesco Caglioti a Rita Paris, Vittorio Emiliani, Andrea De Marchi, centinaia di storici dell'arte, critici, professori, architetti, intellettuali italiani puntano il dito contro Tesori d'Italia, la kermesse allestita ad Expo da Vittorio Sgarbi: «è il culmine di due processi che si intrecciano inesorabilimente – scrivono al ministro della cultura Franceschini e dell'istruzione Giannini – la mercificazione e la privatizzazione del patrimonio culturale e la distruzione materiale e intellettuale del contesto». La raffica «di banalizzazioni commerciali irresponsabilmente affidate a un Vittorio Sgarbi – prosegue la lettera – è solo la più visibile manifestazione di questa deriva».

Al di là del repentaglio cui vengono sottoposte le opere, proseguono gli storici dell'arte, «preoccupa l’atteggiamento diffuso che nel perseguire l'evento a tutti i costi dimentica le vere sfide poste dalla salvaguardia del nostro patrimonio: che sono l'aumento e la redistribuzione di una vera conoscenza fondata sull'innovazione del sapere, cioè sulla ricerca». Da qui la richiesta a Franceschini di «introdurre nel Codice dei Beni Culturali articoli che disciplinino più severamente la movimentazione delle opere d'arte».

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