Il Tar boccia i contributi allo sport
No al ricorso del Cus Cagliari, nulla la convenzione con Sardegna Promozione
CAGLIARI. I contributi che l’agenzia regionale Sardegna Promozione assegnava alle società sportive per pubblicizzare l’immagine dell’isola non erano altro che sponsorizzazioni. La conseguenza è che la convenzione del 20 dicembre 2013 grazie alla quale milioni di euro finivano nelle casse del Cagliari, della Dinamo e di altri club in cambio di attività di comunicazione dev’essere considerata nulla. L’ha deciso in Tar con una sentenza depositata il 26 giugno, con la quale è stato respinto integralmente il ricorso presentato dal Cus Cagliari basket con l’avvocato Giuseppe Martelli e che potrebbe però riguardare anche molte altre società che si sono rivolte ai giudici amministrativi chiedendo che la revoca dei contributi decretata a novembre del 2014 dal commissario straordinario Cinzia Laconi venisse dichiarata illegittima, riaprendo la strada ai contributi. L’annullamento della convenzione però potrebbe creare problemi anche alle società che il co-finanziamento regionale l’hanno incassato e non sono al centro di controversie amministrative.
A rigettare il ricorso accogliendo le tesi degli avvocati Roberto Murroni per la Regione, Mauro Barberio e Stefano Porcu per l’ormai disciolta Sardegna Promozione è stata la prima sezione del Tar, presidente Lucrezio Monticelli, estensore Giorgio Manca e primo referendario Gianluca Rovelli. Potrebbe esserci un secondo round al Consiglio di Stato, ma per adesso la Regione potrà tenere in cassa i 150 mila euro che il Cus Cagliari reclamava, mentre l’anticipo incassato dalla società universitaria il 17 febbraio dell’anno scorso, altri 130 mila euro, risulta coperto da una polizza fidejussoria. La sentenza non è importante solo per le conseguenze finanziarie favorevoli all’ente pubblico e sfavorevoli alle società private: quella affrontata dal Tar è una materia in buona parte nuova e la decisione depositata tre giorni fa sembra allineare l’orientamento del giudice amministrativo a quello della Corte dei Conti. Non solo: il tribunale amministrativo ha confermato che il divieto imposto alla Regione di sponsorizzare società sportive è stato violato, il che significa che l’inchiesta penale in corso a Cagliari - condotta dal pm Gaetano Porcu - potrebbe ricevere da questo pronunciamento un nuovo impulso, con effetti che riguarderebbero i vertici dell’agenzia Sardegna Promozione. Cade infatti il principale argomento difensivo sostenuto dall’ex direttore Mariano Mariani: rispondendo in adunanza pubblica alle osservazioni della Corte dei Conti il manager aveva spiegato che le somme erano state assegnate dopo l’esame dei progetti di comunicazione presentati dalle società sportive. Quindi non un aiuto economico indiscriminato o un semplice contributo, ma un investimento ancorato a precise condizioni stabilite nella convenzione. Ma è qui che il Tar ha affondato il colpo. Scrive il giudice: «L'assetto negoziale si traduce in una serie di prestazioni da parte dell'associazione sportiva volte all’enfatizzazione dell'immagine dell'ente Regione Sardegna, attraverso la diffusione del logo e della denominazione dell'ente. Tale schema negoziale appare rientrare pienamente nella nozione di contratto di sponsorizzazione, con la conseguenza che la convenzione risulta viziata di nullità per il contrasto con la norma imperativa di cui al citato articolo 6, comma 9, che - imponendo il divieto di effettuare spese per sponsorizzazioni - implica anche il divieto di adottare provvedimenti amministrativi o stipulare accordi o contratti che comportino spese del tipo di quelle vietate». Prosegue il Tar, citando la Corte dei Conti: «L’entrata in vigore della norma citata preclude qualsiasi forma di contribuzione a terzi intesa a valorizzare il nome o le caratteristiche dell'ente ovvero a sostenere eventi che non siano diretta espressione dei compiti istituzionali dell'ente».
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