La Nuova Sardegna

Cei: 20 milioni per il clero sardo

di Mario Girau
Cei: 20 milioni per il clero sardo

La conferenza episcopale sostiene i parroci e le fasce deboli della popolazione

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CAGLIARI. Ammonta a oltre 20 milioni di euro il contributo che la Conferenza episcopale italiana ha stanziato nel 2014 per la chiesa sarda. Oltre 5 milioni e mezzo di euro sono destinati a coprire le esigenze di culto. 4,7 milioni servono per gli interventi caritativi. Altri 10 milioni saranno utilizzati per il sostentamento di 827 sacerdoti sardi impegnati in 622 parrocchie, nei seminari e nella facoltà teologica. Un tesoretto di oltre un miliardo di euro a livello nazionale, che arriva dall'8 per mille, è stato diviso dalla Cei tra tutte le diocesi secondo due criteri: la metà dei fondi viene ripartita in parti uguali per tutte le 226 diocesi, la metà che resta è divisa secondo il numero di abitanti di ogni chiesa locale. L’espressione «esigenze di culto della popolazione» riguarda molti settori di attività: arredi sacri, cura animarum, funzionamento delle facoltà teologiche, restauro locali, edilizia di culto, catechesi, mezzi di comunicazione sociale, campi scuola formativi, aggiornamento del clero, sostegno alle missioni. Non sono ammessi al finanziamento diretto degli organi centrali della Cei aule scolastiche, impianti cine-teatrali e sportivi, palestre, impianti di sicurezza, di ristoro, sistemazioni esterne, né lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria. Esclusa Cagliari, che ha avuto un contributo superiore a un milione di euro, le altre diocesi sono tutte racchiuse in una forbice tra 400 mila e 500 mila euro, con una punta per Sassari superiore a 600 mila euro. Per interventi caritativi finanziati dalla Cei 7 diocesi hanno ricevuto una media di 450 mila euro, tranne le più piccole (Ozieri e Lanusei) intorno a 350 mila euro. Svetta Cagliari con 882mila euro perché il numero dei residenti è superiore a 500 mila abitanti. I fondi gestiti dalle Caritas diocesane permettono di realizzare moltissime iniziative in Sardegna. Le mense aiutano diverse migliaia di sardi e immigrati ogni giorno. Oltre 10 milioni di euro nel 2014 sono arrivati e ai preti sardi, al netto di imposte Irpef, contributi previdenziali e assistenziali e del premio per l'assicurazione sanitaria: è lo stipendio mensile assicurato dall'Istituto centrale sostentamento del clero, che ogni 30 giorni prepara buste-paga per 39 mila sacerdoti italiani, di cui 36mila in attività nelle 25.600 parrocchie italiane; circa 3mila preti anziani o malati, circa 600 sacerdoti diocesani in missione nei Paesi del Terzo mondo. La paga base di un giovane appena ordinato prete è intorno a 900 euro al mese, che il sacerdote può produrre direttamente con la propria attività (parrocchia, insegnamento e altri incarichi) o averla come integrazione al reddito. Un vescovo ai limiti della pensione ha diritto a poco meno di 1.400 euro netti mensili. «Anche per il sostentamento del clero – dice monsignor Giovanni Dettori, vescovo di Ales-Terralba e referente dell'episcopato sardo per le attività amministrative – dobbiamo attingere dai fondi dell’8 per mille perché nella cultura dei fedeli italiani non fa breccia l'idea che dovrebbero essere gli stessi battezzati a provvedere alle necessità del loro parroco».

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