Fondi agli sgoccioli, anche gli asili nido riducono il servizio
Accorciati gli orari d’apertura nelle strutture comunali Il sabato soltanto su richiesta, disagi per le famiglie
SASSARI. Il calendario si accorcia, la settimana si restringe. Non ci sono soldi, i fondi a disposizione non bastano più e allora bisogna tagliare. È l’estrema ratio di fronte a trasferimenti statali ridotti all’osso. Generalmente il percorso seguito dalle amministrazioni comunali è questo: prima le manutenzioni delle strade, poi l’offerta culturale, poi i servizi sociali. Bambini e disabili finiscono sotto la scure, a patire il disagio sono le famiglie. Il dato assodato è che i posti negli asili nido comunali sono da sempre insufficienti: almeno un terzo delle richieste non viene soddisfatta perché le strutture sono poche e il personale pure. La novità, dopo qualche passo in avanti compiuto negli anni scorsi, è che anche l’offerta, per chi ottiene un posto in graduatoria, è limitata rispetto al passato. Ed è comunque incapace di adeguarsi a un mondo del lavoro sempre più flessibile, dove spesso non esistono sabato e domenica liberi e un mese di ferie ad agosto. E dove le mamme sono chiamate a fare turni, spesso in orari disagevoli. In Sardegna gli asili nido comunali non chiudono più tardi delle 19 e nella maggior parte dei casi lo fanno solo se c’è un certo numero di richieste. A Sassari la riduzione dei fondi a disposizione, circa 120mila euro, ha spinto l’amministrazione comunale a procedere verso l’ottimizzazionedel servizio: più posti disponibili nei giorni feriali ma riduzione degli orari e offerta limitatissima il sabato pomeriggio. Nessun servizio, dai nidi comunali e convenzionati, è garantito dopo le 18. La novità ha suscitato forti polemiche perché – è inevitabile – aumenterà il ricorso alle strutture che operano in privato, dove la retta, senza il contributo pubblico, è quasi sempre più alta perché è per intero a carico delle famiglie.
Anche a Olbia l’amministrazione comunale non è in grado di accogliere i bimbi oltre gli orari canonici. Spiega l’assessore ai Servizi sociali Rino Piccinnu: «Le nostre tre strutture chiudono alle 17.30, prorogare l’orario sarebbe impossibile perché i costi sono insostenibili. Per il servizio prima infanzia spendiamo 1,5 milioni di euro all’anno, ciascun bimbo paga una retta di importo variabile – a seconda delle possibilità della famiglia – da 100 a 440 euro al mese. La metà dell’importo è a carico dell’amministrazione comunale. Che deve garantire il rispetto degli standard stabiliti dalla Regione per quanto riguarda il numero degli educatori: 1 ogni 5 lattanti da 0 a 12 mesi, 1 ogni 8 per i divezzi da 12 a 36». Ci sono poi gli ausiliari e il cuoco che propone pranzi differenziati sulla base delle esigenze dei piccoli. «Abbiamo fatto la scelta politica di non ridurre il servizio, ma più di così non possiamo offrire». Stessa situazione a Nuoro, dove gli asili chiudono alle 15.30 tranne uno che apre sino alle 18.30 e il sabato mattina sino alle 13.30. Ma solo se le richieste sono almeno 10. (si. sa.)
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