Sassari, il quadro di protesta finisce nel cassonetto
«Greta Frau» lascia la sua opera contro la mostra di Caravaggio davanti al Comune, ma viene gettata via
SASSARI. Caravaggio, che non si tirava mai indietro davanti a una provocazione, lo avrebbe sfidato a duello. E però, memore dei tanti guai nei quali lo aveva trascinato il suo carattere impulsivo, alla fine il grande artista avrebbe forse capito l’avversario e perfino simpatizzato con lui. Un artista che nella intemerata ci ha rimesso un’opera, da lui stesso successivamente ribattezzata “grazie al cielo che mi hanno gettata nel cassonetto”, realizzata per protestare contro la mostra “Caravaggio e i caravaggeschi” e il suo curatore Vittorio Sgarbi.
Ieri è finita con una solenne e pubblica dichiarazione di scuse la sfuriata di Aldo Tilocca, in arte Greta Frau, talentuoso e conosciuto pittore sassarese, davanti alla sala Duce di Palazzo Ducale che ospita la rassegna caravaggesca.
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Tutto si è svolto nell’arco di poche ore, dalla tarda mattinata al primo pomeriggio, quando Tilocca si è scusato con gli organizzatori. Nel frattempo era successo di tutto: il pittore era arrivato bellicoso a Palazzo Ducale “armato” di un pannello e aveva chiesto di incontrare il sindaco Nicola Sanna per consegnarglielo. Non riuscendo a incontrare il primo cittadino, Tilocca ha prima animatamente discusso con il personale del municipio e con i vigili urbani. Quindi, dopo avere lasciato un suo allievo a guardia della opera, è arrivato alla Nuova Sardegna per dire la sua contro la mostra. Ed è proprio mentre si trovava nella nostra redazione che l’artista sassarese è stato informato dal suo collaboratore del fatto che il suo lavoro era stato proditoriamente prelevato dall’irrispettoso personale della Nettezza urbana che l’aveva portato via. Per smaltirlo in discarica.
Qualche ora dopo Aldo Tilocca si è ripresentato a Palazzo Ducale con il capo cosparso di cenere. E dopo avere visitato la mostra («davvero bellissima» ha commentato) si è pubblicamente scusato con gli organizzatori. E sulla ingloriosa conclusione mattutina della sua protesta ha voluto fare mea culpa. «Il pannello finito nel cassonetto? Me lo sono meritato, perché la mia protesta era stata provocata da un falso – ha raccontato –. Da giorni mi parlavano male di questa mostra e mi avevano riferito anche che si dovesse pagare per parlare con Vittorio Sgarbi. Una cosa che mi aveva fatto infuriare ma che, ho scoperto stasera, non era vera. Che dire? Ho fatto una figuraccia e mi scuso con tutti. Da oggi non crederò più a nessuno».
William Shakespeare, che di Caravaggio era contemporaneo, aveva il titolo giusto per questa storia: «Molto rumore per nulla». (d.s.)
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