L’universo fantastico di Jeff VanderMeer
Autore fantasy lontano da Tolkien: «Amo Calvino e Buzzati» Lidia Ravera dal balcone: «Non si rottamano le persone»
INVIATO A GAVOI. Notte fantasy al festival letterario della Sardegna. A concludere la prima giornata di incontri è l'appuntamento con Licia Troisi, regina italiana del genere, e Jeff VanderMeer. Certo c'è fantasy e fantasy. E quella dello scrittore americano è una narrativa fantastica lontanissima dal modello tolkeniano che si è imposto nell'immaginario collettivo. «Non ho niente contro quel genere di letteratura, ma semplicemente non è quello che scrivo. Le mie fonti di ispirazione sono piuttosto Kafka, Borges, Buzzati, Calvino».
Esordisce così l'autore statunitense, pluripremiato, mentre ci racconta del suo lavoro in attesa dell'incontro serale in piazza Sant'Antiocru. Einaudi ha deciso di pubblicare la sua trilogia dell'Area X e dopo il primo volume, “Annientamento” uscito a marzo, da poche settimane è in libreria il secondo, “Autorità” (il rilascio del terzo, “Accettazione”, è previsto per settembre). Un grande successo internazionale, di cui sono già stati acquisiti i diritti cinematografici, la cui genesi è riconducibile a un sogno: «Non è la prima volta, dai sogni ho già tratto tre libri e sette racconti – rivela l'autore –. In questo sognavo di scendere in un tunnel che era in realtà una torre». Parte da questa torre-tunnel l'opera di VanderMeer che nelle prime pagine immerge il lettore all'interno di una spedizione nella misteriosa Area X. Una spedizione composta da quattro donne senza nome, indicate semplicemente come la biologa, l'antropologa, la topografa, la psicologa: «Lasciarle senza nome – sottolinea lo scrittore – significava per me la possibilità di evitare una descrizione, anche fisica, e concentrarmi di più su quella dell'ambiente che prende il sopravvento. E mi permetteva di trasmettere meglio il senso di inquietudine che questo ambiente porta con sé».
A proposito di donne, Jeff VanderMeer è accompagnato dalla moglie Ann. La sua prima lettrice e anche editor di professione. «Quando sto lavorando a un libro non riesco a parlare dei personaggi e dell'evoluzione della storia con nessuno perché mi viene un blocco e non riesco più a scrivere. L'unica eccezione è con mia moglie». Vivono in Florida, ma lo scrittore ha passato l'infanzia con i genitori in un luogo particolare: le isole Fiji. «Non so dire con certezza cosa mi abbia lasciato la dimensione dell'insularità, però sento che mi trovo veramente a mio agio solo vicino a una costa» racconta lo scrittore che parla quasi con difficoltà del suo rapporto con la natura: «Un rapporto estremamente intimo – evidenzia – che non riesco a spiegare in modo razionale, ma che forse emerge in modo inconsapevole nelle pagine che scrivo». Anche la natura della Sardegna sembra averlo molto colpito e potrebbe in qualche modo ispirare la sua penna in futuro: «Non sono totalmente in vacanza perché sto lavorando a una serie di racconti che contengono tutti degli elementi che sono molto collegati con l'Europa. E arrivando qua mi sono rimaste impresse tante cose, come il colore del mare, la vista da certe alture, il modo cui la luce incide su questi paesaggi. In una delle storie penso di inserire anche un festival». Gavoi insomma lascia sempre il segno.
Se n'è accorta anche Lidia Ravera che la mattina, dal balcone di S'Antana 'e Susu, ha dato il via alla serie di incontri: «Presento libri da quarant'anni e non mi era mai capitato da un balcone. Vedere poi così tanta gente, un venerdì a quest'ora, è una grande sorpresa e gioia». La scrittrice parla del suo ultimo romanzo, “Gli scaduti”: «Il tema è il mio preferito, di cui scrivo da quando avevo vent'anni: la vecchiaia. Cerco di mostrare le crepe che si stanno aprendo nella convivenza civile con la diffusione di una pericolosa idea di rottamazione: un concetto che si può applicare alle cose, non alle persone».
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