La Nuova Sardegna

Emozioni all’alba con l’ultimo assalto a Su Frontigheddu

di Maria Antonietta Cossu

SEDILO. Tra fede e coraggio, con l’ultimo assalto a Su Frontigheddu si è consumato il rito in onore di San Costantino. Un corale atto di devozione che ieri mattina ha ricondotto sul promontorio della...

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SEDILO. Tra fede e coraggio, con l’ultimo assalto a Su Frontigheddu si è consumato il rito in onore di San Costantino. Un corale atto di devozione che ieri mattina ha ricondotto sul promontorio della paura quasi ottanta cavalieri e ha attratto una moltitudine di gente tra le pieghe di Monte Isei.

L’esercito di Costantino non ha tradito le attese e ha messo in scena una rappresentazione perfetta della battaglia capitolina in cui, nel 312, si affrontarono il condottiero bizantino che ha legato il suo nome alla legittimazione di tutte le confessioni monoteiste, e l’altro pretendente al trono dell’Impero Romano d’Occidente, il pagano Massenzio. E della rievocazione storica che celebra la grandezza del santo guerriero è stato sommo interprete Costantino Atzas. Con incedere imperioso il primo cavaliere ha guidato una corsa ordinata, veloce e senza soluzione di continuità, se non nei giri votivi attorno ai simboli materiali del culto, quando i vessilliferi procedono al passo accontentando i fedeli che chiedono di toccare le sacre insegne.

A quel punto la tensione si è allentata, i cavalieri hanno scaricato quasi tutta l’adrenalina lungo la pericolosa discesa di Su Frontigheddu. Lassù in cima il corteo c’è arrivato dieci minuti dopo le otto, annunciato dal fragore degli spari e dalla marcia della banda musicale. Al capocorsa è bastato sapere al sicuro la delegazione delle autorità e i musicisti che precedevano i cavalieri per impartire l’ordine della partenza. Un comando prontamente assecondato dai suoi scudieri, Mario e Salvatore Meloni. Alle loro spalle un’orda di cavalieri che bramavano il sorpasso. Un urlo collettivo ha accompagnato lo slancio in avanti delle tre pandele, seguito da applausi a scena aperta quando la lunga teoria di cavalieri ha raggiunto al galoppo il santuario. La discesa a Sa Muredda e il percorso inverso hanno segnato la fine dell’Ardia. La comunità ha sciolto il voto e ha rinnovato la promessa al santo. “A s’annu chi enidi, si deus cherede”. Un rito intimo, che si celebra al ritorno in paese segnandosi la fronte dopo aver volto sguardo al tempio di Costantino. Laddove migliaia di persone hanno condiviso sentimenti di fede, emozioni e passioni, regna improvvisamente il silenzio. L’Ardia 2015 ai posteri: «Rifarei tutto a occhi chiusi» ha commentato raggiante Costantino Atzas. Sul successo della corsa ha contato la prova dei suoi secondi, Mario e Salvatore Meloni, e delle scorte: «Mi hanno aiutato molto, sono felice delle scelte fatte. Guidare l’Ardia di San Costantino significa moltissimo, è una cosa in più nella vita».

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