La Nuova Sardegna

«Il turismo culturale risorsa fondamentale per far crescere l’isola»

di Fabio Canessa

Parla Gavino Sanna: il nemico è sempre la burocrazia Sua la pubblicità della mostra su Caravaggio a Sassari

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ALGHERO. Si presenta all'appuntamento con in mano un libro, uno dei tanti di cui è autore. La scelta non è casuale perché “Gavino sono” venne pubblicato proprio dalla Nuova Sardegna. Era il 2003. A quel volume Gavino Sanna, maestro della pubblicità che non ha bisogno di presentazioni, tiene molto. Quelle pagine, i disegni e il testo di accompagnamento, gli ricordano - parole sue - uno dei momenti più emozionanti della sua vita. Per il legame del libro a uno spettacolo tenuto dodici anni fa nella basilica di San Gavino a Porto Torres, la sua città. Indimenticabile per il pubblicitario che lo racconta con passione e dovizia di particolari, come fosse ieri. Dopo aver girato il mondo vive ormai tra Milano e Vedano Olona, piccolo comune della provincia di Varese. Ma la Sardegna non l’ha mai dimenticata e torna nell’isola magari non troppo spesso, ma sempre volentieri.

L'incontro è ad Alghero, dove il pubblicitario ha anche preso una casa con la moglie. C’è anche Luciano Serra, direttore artistico dell’associazione Sassari Rinascimento che con l’amministrazione comunale ha organizzato la mostra “Caravaggio e i caravaggeschi” inaugurata due settimane fa a Palazzo Ducale. Curatore dell’immagine della mostra è proprio Gavino Sanna. «Ho risposto alla chiamata di un amico che mi ha raccontato di questo progetto, molto bello e importante per una città come Sassari - spiega Sanna - Ho accettato quindi di occuparmi della comunicazione. Ero già amico di Vittorio Sgarbi e ho conosciuto l’altro curatore, Antonio D’Amico, che mi ha fatto subito un’ottima impressione». Anche se il budget inizialmente previsto per la comunicazione è poi improvvisamente sparito, Gavino Sanna ha continuato il suo lavoro. In pratica a titolo gratuito. «Mi sembra un buon lavoro - sottolinea - Devo dire che non è stato facile, in particolare per la situazione dei marchi. Prima non dovevano esserci, poi dovevano essercene tre, poi altri, poi in un ordine diverso. Chi non conosce questo mestiere fatica a capire queste problematiche». Il riferimento è ovviamente alle istituzioni, con le quali il pubblicitario non ha mai avuto un rapporto facile. Racconta per esempio delle esperienze non finite bene prima con Soru, campagna elettorale del 2004, e poi, cinque anni dopo, con Cappellacci. «Il problema principale è sempre la burocrazia - evidenzia Gavino Sanna - Si potrebbero fare delle cose meravigliose, mostre di continuo, però siamo legati a chi poi deve mettere le firme, persone attaccate solo alla poltrona. Tutte le campagne che ho fatto per la Sardegna le ho chiamate campagne per la speranza, la speranza di trovare qualcuno che si impegni, che ti capisca, che abbia voglia di trasformare questo posto. C’è una cosa che racconto sempre quando mi chiedono della Sardegna. Le parole di De Gaulle al ritorno in Francia da un viaggio in Brasile. “È il paese del futuro, peccato che sarà sempre così”. La Sardegna è uguale, siamo sempre la terra del futuro. Non succede nulla».

C’è molto pessimismo nelle parole di Gavino Sanna, eccellenza sarda nel mondo. «Ce ne sono tante di eccellenze- racconta - Penso ad artisti come Fresu o Marras, per fare solo due nomi. Tramite loro si potrebbe promuovere meglio l’isola. Alla base di tutto serve però un’idea di racconto, una storia. Anche quando si organizza una mostra o si portano i Giganti di Mont'e Prama all’Expo bisogna creare attorno una storia. Il turismo culturale potrebbe essere una risorsa fondamentale». Astemio, ma vignaiolo, Sanna parla anche del vino come testimonial d’eccezione dell’isola. «Con i vini della mia Cantina Mesa - sottolinea - cerco di fare questo: vendere e promuovere la Sardegna che ho nel cuore».

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