Laura Antonelli, elogio alla donna di un grande fascino minoico
MASSIMO ONOFRI. Arrivo in ritardo a ricordare Laura Antonelli, ma di proposito: perché il turbamento per la notizia di quella sorte così infelice -lei che, così bella, avrebbe potuto avere il meglio...
MASSIMO ONOFRI. Arrivo in ritardo a ricordare Laura Antonelli, ma di proposito: perché il turbamento per la notizia di quella sorte così infelice -lei che, così bella, avrebbe potuto avere il meglio dalla vita- si sedimenti dolcemente al fondo della coscienza, finalmente nutrendola di riconoscenza, rifiutando il doloroso pensiero di come il mondo sia riuscita a oltraggiarla e spegnerla. Sì, vorrei ringraziare qui, e ad alta voce, Laura Antonelli, a nome di tutti coloro che furono adolescenti negli anni ’70, perché quella donna di fascino minoico, di sensualità proterva, è stata l’allucinogeno culturale di chi non aveva e non avrebbe mai avuto interesse per le droghe naturali. Bastava lei: immensa e trionfale, soprattutto sotto il velo del pudore. E gocciolante dentro il nostro sogno stremato come un miele di corbezzolo sciolto a poco a poco sulla lingua d’un goloso denutrito. Ma anche assetante e ustoria incarnazione del desiderio, quello parossistico per un corpo magnifico e sano, prorompente, soprattutto quando non si sa ancora nulla del sesso e dell’amore. Andate a rivedervi “Malizia” (1973) di Salvatore Samperi, in cui ventunenne interpreta la parte d’una domestica che fa impazzire padre vedovo e figli adolescenti. Si può anche morire di nostalgia.
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