Sanjust e Petrini colpevoli ex consiglieri condannati
All’ex Pdl tre anni di reclusione per il banchetto di nozze a spese pubbliche Due anni e 4 mesi per l’altro politico. Patteggia l’imprenditore coinvolto nel caso
CAGLIARI. Due condanne e una pena patteggiata, altri due ex onorevoli che danno probabilmente l’addio definitivo alla politica attiva. La sentenza del gup Ornella Anedda è arrivata alle 13.30: tre anni in abbreviato a Carlo Sanjust (Pdl), due anni e quattro mesi sempre in abbreviato a Onorio Petrini (Pdl), un anno e otto mesi per l’imprenditore Riccardo Cogoni, l’uomo delle fatture di comodo, che ha scelto la via della pena concordata con la Procura. Per i due politici ci sarà un secondo round in appello, Cogoni sparisce dal procedimento.
Il banchetto. Un banchetto nuziale con trecento invitati e il doppio privilegio: lo spazio storico della passeggiata coperta, al Bastione Saint Remy, concesso soltanto a lui grazie ai rapporti stretti con l’amministrazione comunale. In più ogni spesa rimborsata coi fondi del gruppo Pdl in consiglio regionale: 24 mila euro, rientrati nelle sue tasche dopo un complicato giro di fatture. A venti mesi dall’arresto, quando il suo nome finì su giornali e tv di tutta Italia, Sanjust paga con la condanna l’uso privato dei soldi che la legge destina all’attività politico-istituzionale dei gruppi regionali. Accogliendo le richieste del pm Marco Cocco, il gup Ornella Anedda l’ha giudicato colpevole di peculato aggravato e gli ha inflitto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La pena è contenuta - il pm aveva chiesto quattro mesi in più - grazie alle attenuanti generiche perché incensurato e alla scelta concordata coi difensori Carlo Amat e Francesco Marongiu di restituire il denaro sottratto al consiglio regionale. Ma grazie anche a una rilettura di uno dei fatti contestati nel capo d’imputazione: i convegni fasulli organizzati dalla società Idealmente, pagati con 27 mila euro e dichiarati da Sanjust per giustificare spese, non rientrano nell’imputazione di concorso in peculato perché dal 23 marzo 2011 al 31 luglio 2012 il presidente del gruppo non era più Mario Diana – per l’accusa suo complice - ma Pietro Pittalis, che non sapeva nulla di quelle attività.
La truffa. Conseguenza: il capo d’imputazione va modificato in truffa aggravata e gli atti, per decisione del giudice, devono tornare alla Procura perché lo contesti a Sanjust. I tempi di prescrizione della truffa però sono molto più favorevoli rispetto al peculato, quindi l’ex onorevole del Pdl potrebbe cavarsela a buon mercato.
Le ciotole d’argento. Condannato anche Onorio Petrini, ex consigliere del Pdl: due anni e quattro mesi per aver pagato con i fondi del gruppo 23 ciotole, una zuccheriera e un vassoio d’argento della ditta Calegaro. Il 25 novembre 2009 glieli trovò la polizia giudiziaria nel suo laboratorio di odontotecnico, la zuccheriera era piena di zollette. Per lui, come per Sanjust, ha giocato a favore la scelta suggerita dal difensore Giancarlo Mereu: restituire subito i 5908 euro spesi per quegli oggetti, destinati in parte a strenne natalizie.
Le fatture false. Del tutto diversa la posizione di Cogoni, difeso da Massimiliano Ravenna e Anna Maria Busia: mai stato in consiglio regionale, fa l’imprenditore in diversi campi e per la Procura ha usato due società - la Riko Service srl e la Simba Turismo srl - per «coprire» con fatture false spese private sostenute dal gruppo Pdl. In tutto, stando al capo d’imputazione, 102 mila euro suddivisi tra le due società. Cogoni si è sempre chiamato fuori dalla vicenda, ad inchiodarlo alle sue responsabilità sono state però proprio le fatture recuperate dalla polizia giudiziaria, che indicavano spese senza che risultasse alcuna attività legata al gruppo politico del Pdl. Quei soldi insomma sono finiti nelle tasche di qualcuno e Cogoni si sarebbe prestato a garantire giustificazioni di comodo. Un ruolo marginale ma piuttosto chiaro, al punto che i due difensori gli hanno consigliato di venirne fuori con un patteggiamento al di sotto dei due anni, al riparo da un amaro ritorno in carcere.
Mario Diana. Il deus ex machina di questa parte della vicenda resta però Mario Diana, che tra il 9 settembre 2004 e il 19 dicembre 2008 è stato presidente del gruppo Pdl, poi sostituito da Pietro Pittalis. Diana è sotto giudizio immediato, ma la sua posizione è strettamente legata a quella di Sanjust e Petrini, oltre che a quella di altri consiglieri regionali oggi allo stato di indagati. Sanjust e Petrini - ma anche Cogoni - per l’accusa avrebbero pescato a piene mani dai fondi del gruppo di centrodestra perché Diana li gestiva come se si trattasse di un appannaggio privato. Ma se l’accusa sostiene che sarebbe stato lui ad avallare il rimborso illegale del banchetto nuziale, la difesa - nel corso dell’udienza dello scorso 24 giugno ha ribattuto che in realtà sarebbe stato ingannato dal collega di gruppo. Non è un dettaglio da poco, il processo dovrà chiarirlo.
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