L'one man show di Giovanni Veronesi a Tavolara
Vizi e virtù del cinema italiano nello spettacolo del regista di “Manuale d’amore”
INVIATO A TAVOLARA. Il cinema sempre protagonista nelle notti di Tavolara, ma per la prima volta a raccontarlo non è un film, bensì le parole di chi la settima arte la conosce benissimo. Non era mai accaduto nei 25 anni di storia del festival che l’arena all’ombra di Tavolara ospitasse uno spettacolo dal vivo. Uno show di quelli a cui di solito si assiste comodamente seduti su una poltroncina di un teatro. Giovanni Veronesi ha sfatato quel tabù e al pubblico dell’isola ha regalato - nel vero senso della parola, solitamente il suo one man show è a pagamento – un esilarante monologo di un’ora e mezza. Ovviamente sul cinema. Vizi e virtù di quel mondo di celluloide che lui frequenta da più di trent’anni, da quando cominciò come attore e sceneggiatore per Francesco Nuti. Un viaggio intorno al cinema “a ruota libera” – è questo il nome dello show - che lui ha fatto partire proprio da Tavolara. «Per me quest’isola non è il festival, ma una vacanza con Vittorio Cecchi Gori e Valeria Marini – ha esordito il regista toscano sul palco di “Una notte in Italia” –. Eravamo in barca, c’erano pure Pieraccioni, Ricky Tognazzi e Simona Izzo. Arrivammo a Tavolara e Vittorio decise di conquistarla: la prima tappa fu infatti il ristorante».
E via a raccontare gag e aneddoti sul produttore cinematografico fiorentino che portò Benigni all’Oscar e sull’altro, Aurelio De Laurentiis, a cui lui chiese in regalo Robert De Niro. «Lo voglio, gli dissi, fammi questo dono. E lui mi regalò Bob per un film. E la cosa bella è che siamo diventati amici. Se chiamo al telefono Castellitto non mi risponde, mentre De Niro sì». Un feeling che invece non è nato con David Bowie. «È la persona più antipatica che abbia mai conosciuto. C’erano i fan che volevano un autografo sui suoi vinili, lui non ne voleva sapere. Alla fine, di nascosto, ho iniziato a firmarli io. E così in giro ci sono 120 dischi firmati da Bowie, a cui in realtà lo scarabocchio l’ho fatto io».
Dalle star il discorso è scivolato sugli attori cani, soprattutto quelli di soap, che «parlano con sospiri, pause senza senso e andrebbero arrestati». O sugli effetti speciali molto poco speciali usati talvolta, o forse un po’ troppo spesso, dal cinema italiano. «E infatti noi un film come “Lo squalo” ce lo scordiamo». Un lungo discorso sul cinema che si è concluso con un tenero ricordo di Massimo Troisi e di «quel ticchettio che si sentiva arrivare dal suo cuore». Un monologo divertente e profondo che ha suscitato l’entusiasmo della platea di “Una notte in Italia”. A partire dalla prima fila con tutti i protagonisti del festival, da Luca Argentero, assalito da fan di tutte le età, a Geppi Cucciari, mattatrice degli incontri pomeridiani, dalla bellissima Valeria Solarino, nella vita compagna di Veronesi, alla madrina Chiara Francini, dal conduttore del festival Neri Marcorè al direttore artistico Piera Detassis, incoronata da Veronesi «nuova regina di Tavolara». Un parterre che poi si è arricchito anche della presenza di Edoardo Leo, regista e protagonista con Argentero di “Noi e la Giulia”, la commedia rivelazione dell’anno proiettata ieri notte sull’isola.
Oggi su “Una notte in Italia” cala il sipario con due anteprime. La prima - internazionale ed è una novità per il festival di Tavolara - è il dissacrante “The brand new testament”, presentato all’ultimo festival di Cannes con Catherine Deneuve tra i protagonisti. A presentarlo a Tavolara sarà il regista, il belga Jaco Van Dormael, che alle 18.30 sarà anche ospite della “piazzetta delle donne” di Detassis e Cucciari. La seconda anteprima – per la Sardegna visto che ha debuttato al Festival di Pesaro – sarà “La nostra quarantena”, che segna il ritorno alla regia dell’oristanese Peter Marcias con Francesca Neri e Moisè Curia come protagonisti. Le proiezioni verranno anticipate da “Definizioni d’autore”, i cortometraggi firmati Sky Arte in collaborazione con Zanichelli.
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