La Nuova Sardegna

Torna in Libia il cargo dei misteri intercettato al largo della Sardegna

di Piero Mannironi
Il cargo Falkvag
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Il cargo Falkvag

Il Falkvag salpa per Malta, ma poi si rifugia nel paese da cui era partito. La nave mercantile è stata seguita dalla Marina francese. L’ipotesi di un collegamento con il terrorismo jihadista

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Il cargo dei misteri è tornato in Libia: dalle 20.30 di ieri, domenica 19, è alla fonda davanti al porto di Zuwara. Per la prefettura marittima di Tolone la «nave è pulita».

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Cioè i controlli effettuati a bordo e sotto lo scafo dalla Marine Nationale e dalla Gendarmerie Maritime non hanno rilevato irregolarità: «Sul cargo Falkvag, battente bandiera della Sierra Leone, non sono stati trovati migranti, né armi, né droga e neppure materiale radioattivo».

Sabato 4 luglio, dunque, la nave è stata ritenuta idonea a «riprendere i suoi traffici commerciali». Eppure la storia di questo cargo partito da Zuwara, in Libia, e intercettato il primo luglio da una squadra navale francese davanti alle coste ogliastrine e poi "scortata" fino a Marsiglia, non convince. Anche i media francesi, come i giornali Le Provence e Corse-matin, insistono nel dire che la vicenda «ha molte zone d'ombra».

Il cargo, che ufficialmente trasportava materiale ferroso, ha attraccato dalle 14.28 del 4 luglio nella darsena D'Arenc del porto di Marsiglia e undici giorni dopo ha ripreso il largo. Su questa misteriosa nave, vecchia di 57 anni, sembra essere calato un silenzio sospetto.

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Del suo carico di ferraglia non si è saputo nulla. Cioè chi era il committente di un trasporto dalla Libia, finora unico nel suo genere per ammissione delle stesse autorità francesi. Come niente si sa del suo equipaggio, ufficialmente composto da cinque marinai ucraini.

L'unica cosa certa è che il cargo Falkvag è rimasto undici giorni nel porto di Marsiglia e poi è ripartito. Rotta dichiarata: Malta. Ma sabato 18, quando si trovava sul traverso di Bizerte, in Tunisia, ha modificato il piano di navigazione e si è diretto verso Zuwara.

Ma ecco, in estrema sintesi, perché il "caso Falkvag" è diventato un giallo e, in qualche modo, lo è ancora. Prima di tutto il porto di partenza il 27 giugno: Zuwara, cittadina berbera a ovest di Tripoli e ad appena 70 chilometri dal confine tunisino.

Dopo il crollo del regime di Gheddafi Zuwara è diventata un inferno dimenticato, un porto franco nel quale convergono migliaia di disperati in fuga dalla fame e dalla guerra che cercano una speranza in Europa. Ma dalla cittadina libica non partono solo migranti. Il porto è infatti fuori da ogni controllo ed è diventato un punto nodale del traffico d'armi e di droga del nord Africa.

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Dopo l'allarme lanciato a giugno dall'Interpol, sembra in seguito a una segnalazione dei servizi segreti francesi, Parigi monitora con grande attenzione Zuwara. Gli 007 avrebbero infatti intercettato la notizia di un possibile attacco jihadista sul territorio francese organizzato in Libia.

Ecco dunque che il 27 giugno, quando il Falkvag lascia il porto di Zuwara per Marsiglia, i francesi mettono in moto un dispositivo complesso di controllo e inviano da Tolone una piccola squadra navale della Marine Nationale: evidentemente non cercano migranti, ma un misterioso carico del quale non trovano (almeno così dichiarano ufficialmente) traccia. Il giallo resta dunque aperto.

Non resta che frugare nel passato di questo cargo misterioso per cercare di capire qualcosa di più. Il nome della nave dice poco. Sono infatti esistite tre navi con il nome Falkvag. L'unico filo da seguire è quindi quello del codice IMO (International Maritime Organization), una sequenza di sette numeri assegnata a ogni nave, al momento della costruzione, dalla Lloyds Register of Shipping di Londra. Viene utilizzato per identificare univocamente ogni tipo di natante superiore alle 100 tonnellate e provvisto di apparato propulsivo proprio.

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Analizzando le banche dati delle marinerie commerciali si viene così a scoprire che il Falkvag, codice IMO 5266013, viene costruito dall'azienda norvegese Grotvaagen di Kyrksæterøra e varato il 31 maggio del 1958. Il suo nome originario era Osheim.

Nel 1973 il primo cambio di nome: diventa Mary Lou. Cambia ancora nel 1994, quando sulla fiancata compare il nome Morefjord. Appena un anno e nel 1995 diventa Feinstein. Nel 2001, infine, l'attuale nome: Falkvag. Dal 1958 fino allo scorso anno il cargo viaggia quasi esclusivamente da un fiordo all'altro della Norvegia. I suoi porti di riferimento sono infatti Sandnessjoen, Trondheim, Kristiansund e Stavanger.

Alla fine del 2014 la nave viene venduta dalla Falkeid & Sonner AS. Difficile sapere chi sono gli attuali proprietari perché scelgono di battere bandiera della Sierra Leone. Lo stato africano è compreso nella lista delle bandiere cosiddette “cattive” che viene guidata da Libia, Bolivia e Togo (very high risk).

La Sierra Leone, con Tanzania e Albania è catalogata “high risk”, ad alto rischio. Dietro quella bandiera si può nascondere chiunque: trafficanti o terroristi. Non è un caso che il primo gennaio di quest’anno una nave battente bandiera della Sierra Leone, la Ezadeen, è stata abbandonata dall’equipaggio in balia delle onde al largo delle coste pugliesi. A bordo: 450 migranti stremati.

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