Davanti al luogo dell’imboscata era alla fonda il cargo dei misteri
SASSARI. Coincidenze, solo un insieme di strane e minacciose coincidenze. Ma in queste ore, nelle quali tutto appare incerto e tutto è ancora possibile, non si può ignorare che sulle coste libiche ci...
SASSARI. Coincidenze, solo un insieme di strane e minacciose coincidenze. Ma in queste ore, nelle quali tutto appare incerto e tutto è ancora possibile, non si può ignorare che sulle coste libiche ci siano due storie misteriose che si incontrano e si incrociano: il rapimento di Fausto Piano e dei suoi tre colleghi e i segreti di un vecchio cargo che per giorni ha messo in allarme la Francia, il suo sistema di intelligence e la Marine Nationale.
Prima di tutto il luogo: i quattro tecnici italiani sono stati bloccati nei 10 chilometri che separano la cittadina di Zuwara dalle strutture di Mellitah Oil and Gas, gestite dall'Eni, dove Piano e i suoi amici erano diretti e dove lavorano. Ebbene, proprio lì davanti, a poche centinaia di metri dalla costa, era alla fonda il vecchio cargo Falkvag, battente bandiera della Sierra Leone.
L’inseguimento. È la nave che, il primo luglio scorso, era stata intercettata da una squadra della Marine Nationale francese a largo delle coste ogliastrine e, dopo essere stata inseguita e perquisita dai fucilieri di marina davanti alla base di Solenzara, in Corsica, era stata scortata fino a Marsiglia. E qui un nuovo accurato controllo. Perfino sotto la chiglia. La Prefecture Maritime di Tolone aveva diffuso un comunicato nel quale si parlava di “nave sospetta” e di un possibile traffico di migranti clandestini. Ma la mobilitazione di due potenti navi da guerra, le modalità di perquisizione e l'assenza di informazioni alle autorità italiane aveva fatto pensare che i francesi avessero informazioni precise sul carico di quel cargo e che non si trattava sicuramente di migranti clandestini. L'allarme dei servizi segreti francesi e dell'Interpol su un possibile attentato jihadista sul suolo francese, organizzato dalla Libia, hanno allungato sulla strana vicenda l'ombra del sospetto di una possibile operazione segreta antiterrorismo.
Cambio di rotta. Dopo aver lasciato Marsiglia il 15 luglio perché considerata "pulita", la nave, con a bordo un equipaggio di cinque marinai ucraini, è partita per Malta. Almeno questo il piano di navigazione comunicato ai francesi. Ma, dopo aver costeggiato la Sardegna occidentale, il Falklag si è fermato per qualche ora sul traverso del porto tunisino di Biserta. E proprio qui è accaduto qualcosa di strano. Come se l'equipaggio avesse ricevuto un contrordine. Infatti, la nave ha modificato rotta e si è diretta verso la Libia, verso il porto di Zuwara, da dove era partita il 27 giugno scorso. Il cargo è rimasto all'ancora a poche centinaia di metri dalla costa, tra Zuwara e Mellitah Oil and Gas. Solo ieri pomeriggio, intorno alle 15, il Falkvag è entrato in porto ed è ora ormeggiato nella banchina dietro il molo di frangiflutto.
La seconda coincidenza è il giorno. Il Falkvag, alla fine del suo misterioso viaggio, è arrivata nelle acque di Zuwara domenica sera. Sì, proprio lo stesso giorno in cui Fausto Piano, Filippo Calcagno, Salvatore Failla e Gino Pollicardo vengono bloccati da un gruppo di miliziani armati sulla polverosa strada tra Zuwara e Mellitah. Come se non bastasse, c'è anche una coincidenza di orario: secondo i dati satellitari, il Falkvag si ferma a poche centinaia di metri dal litorale alle 20,31 di domenica sera. E i quattro tecnici italiani vengono bloccati e rapiti pochi minuti dopo. Dalle frammentarie informazioni che si hanno, pare intorno alle 21.
Scenario complesso. Insomma, il rapimento e l'arrivo della nave avvengono nello stesso luogo, nello stesso giorno e perfino alla stessa ora. Coincidenze, si diceva. Ma come non notarle, come non ipotizzare un nesso possibile che possa annodare logicamente, in un rapporto di causa ed effetto, due storie così drammaticamente lontane, ma, come per un paradosso, assurdamente vicine? In queste ore si cerca soprattutto di decodificare la complicata sciarada politica libica per poter inserire il sequestro dei quattro italiani in un contesto comprensibile o quando meno decifrabile. Se cioè siano caduti in mano a un gruppo tribale che punta a un lucroso riscatto oppure siano diventati ostaggi di una formazione terroristica, magari vicino all'Isis, che sta cominciando a infiltrarsi in questa zona.
Traffici segreti? Il gioco crudele e assurdo delle coincidenze potrebbe però portare in un'altra direzione. Potrebbe cioè fornire una nuova chiave di lettura. Per esempio: non è un'ipotesi inverosimile quella che Piano e i suoi tre colleghi, passando con il loro furgone sulla strada costiera Zuwara- Mellitah Oil and Gas, siano stati involontari testimoni di un traffico tra il Falkvag e la terraferma. Abbiano cioè assistito al carico o allo scarico di qualcosa che doveva restare segreto. E forse non è un caso che proprio ieri mattina le forze di sicurezza libiche che fanno capo al governo di Tripoli abbiano fermato 110 migranti clandestini che si preparavano a salpare su una carretta del mare dalla costa tra Sebrata e Zuwara, diretti verso l'Italia. Il camion con a bordo i migranti è stato fermato lungo la strada dove sono stati rapiti i quattro italiani, a neppure dieci chilometri da dove è avvenuto l'agguato domenica sera.
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