La Nuova Sardegna

In dieci chilometri convivono i due volti di un paese alla deriva

In quei dieci chilometri di costa si concentrano le contraddizioni violente della Libia di oggi. Da una parte c’è Zuwara, solare città berbera dalla quale un tempo partivano navi cariche di spezie...

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In quei dieci chilometri di costa si concentrano le contraddizioni violente della Libia di oggi. Da una parte c’è Zuwara, solare città berbera dalla quale un tempo partivano navi cariche di spezie per l’Europa, diventata negli ultimi anni punto nevralgico di traffici illegali: dalla droga alle armi fino alle migliaia di migranti che qui si concentrano per poi partire verso l’Italia a bordo di carrette del mare. La cittadina berbera è come una sorta di “città aperta”, un concentrato infernale di interessi e di disperazioni. Ma c’è di più: oggi Zuwara potrebbe diventare anche la porta verso l’Europa per esportare il terrorismo jihadista.

Dall’altra parte di questi 10 chilometri c’è invece l’impianto di Mellitah Oil and Gas, dove lavorano Fausto Piano e gli altri tre tecnici rapiti. Si tratta della centrale di compressione del gas libico, da dove parte «Greenstream», il più grande metanodotto sottomarino in esercizio nel Mediterraneo, sui cui fondali, per una lunghezza di 520 km, si posa fino a raggiungere una profondità che supera i 1.100 metri. Il gasdotto, realizzato nei primi anni del 2000, approda al terminale di Gela, in Sicilia, sulla spiaggia a est della raffineria che l'Eni ha chiuso per riconvertirla in centro di produzione di biocarburanti. Fornisce all'Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno: due miliardi per l'Italia e il resto per gli altri paesi, in prevalenza la Francia. Greenstream appartiene a una società mista composta da Eni e dall'agenzia petrolifera libica National Oil Corporation (Noc) ed è uno dei due metanodotti che collegano l'Italia al Nordafrica (l'altro è il gasdotto con l'Algeria). Dopo la caduta di Gheddafi, gruppi armati, tribù e bande si sono contese il controllo delle fonti energetiche. Dall'inizio del conflitto libico, per due volte l'Eni ha deciso di fermare il gasdotto e fare rientrare il proprio personale in Italia, ma poi, con molto, pragmatismo, ha trasformato i potenziali nemici in alleati. Ha infatti stretto accordi con le tribù berbere della zona, pagandole per non avere la loro ostilità e per avere una sorta di servizio di guardiania. (p.m.)

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