La Nuova Sardegna

La Procura su Abbanoa: «Abusi e incarichi illegali»

di Mauro Lissia
La Procura su Abbanoa: «Abusi e incarichi illegali»

Le carte dell’inchiesta che vede indagati il dg Murtas e l’ex amministratore L’accusa: mobbing, minacce e licenziamenti per favorire professionisti di fiducia

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CAGLIARI. Quattro responsabili di procedimenti legati a lavori idrici si sono rifiutati di obbedire al direttore generale Sandro Murtas, che premeva perché affidassero incarichi a professionisti indicati dai vertici di Abbanoa: due sono stati licenziati e due sostituiti nella funzione dallo stesso dirigente. Risultato: incarichi tecnici per 210 mila euro previsti nel Piano del Sud assegnati a 23 ingegneri graditi a Murtas, mentre l’amministratore Carlo Marconi firmava una determinazione per costituire una struttura operativa esterna alla società regionale che la Procura giudica illegittima. Dall’avviso di chiusa inchiesta firmato dal pm Giangiacomo Pilia e notificato ieri mattina dalla Guardia di Finanza ai due indagati - accusati di concorso in tre fatti di abuso d’ufficio aggravato - emerge in tutta la sua asprezza il clima di tensione vissuto dai dipendenti di Abbanoa, con qualsiasi potere decisionale accentrato sulla direzione e l’ex amministratore impegnato ad avvallare le scelte del vertice dirigenziale.

Clima di tensione. Un clima che si è aggravato negli ultimi mesi: dirigenti licenziati, demansionati e cancellati dalle posizioni di comando, funzionari trasferiti a ruoli secondari e minacce quotidiane che i testimoni sentiti dal magistrato hanno riferito, mentre altri si preparano a farlo. Quelli contenuti nel capo C delle contestazioni elencate nell’avviso 415 bis sono per la Procura casi di mobbing e insieme di gestione padronale degli interessi di Abbanoa, perché - a leggere l’atto di chiusa indagine - Murtas avrebbe tolto ai responsabili unici del procedimento impegnati nelle procedure d’affidamento di lavori idrici anche la possibilità imposta dalla legge di verificare la legittimità delle nomine «minacciando ingiustamente il loro licenziamento» e in due casi realizzandolo.

Strutture esterne. Di più: la direzione opere - a leggere le carte del procedimento - è stata smantellata e tutti i compiti svolti fino alla primavera del 2013 affidati all’esterno. Ma non è finita: in uno dei capi d’imputazione la Procura racconta di un’assunzione nel settore Opere firmata da Murtas e avvallata da Marconi in contrasto con le norme sulla selezione pubblica dei dipendenti, un’assunzione costata l’accantonamento di un’ingegnere interno che aveva lavorato per quattro anni in quel settore.

Incarichi legali. C’è poi il capitolo forse più scottante, quello degli incarichi agli studi legali. Si parla del recupero crediti, settore importantissimo in un’azienda che lamenta da sempre una montagna di bollette insolute, fra slacci di utenze e tentativi di riscossione sul versante giudiziario. Il pm Pilia sostiene che anche questi incarichi dovevano essere messi a gara. Si tratta di cifre consistenti, che una volta riscosse avrebbero portato agli studi legali profitti sostanziosi. Sono sei gli avvocati che hanno collaborato con Abbanoa nel recupero crediti - anni 2012-2013 - grazie a incarichi considerati illegittimi dalla Procura, al punto che Murtas e Marconi avrebbero commesso anche in questo caso un abuso d’ufficio aggravato. Ma se nessuno dei legali ha responsabilità sulle scelte di Abbanoa e di conseguenza non può aver commesso alcun reato, è proprio qui che Abbanoa avrebbe implicitamente ammesso una condotta illegittima, quando dopo anni in cui gli incarichi per il recupero crediti venivano affidati senza procedura di evidenza pubblica d’improvviso - circa un anno fa - i vertici della società hanno indetto una manifestazione pubblica d’interesse per un lotto da 50 milioni di euro, aperta solo a studi legali con un colossale volume di lavoro passato nel settore. Risultato: fuori tutti gli studi sardi meno uno, quello dell’avvocato cagliaritano Giuseppe Macciotta, affiancato da quello del civilista romano Francesco Pisenti nella gestione del mostruoso blob di cause che grava sul sistema-Abbanoa.

Il filone-bis. Su questo aspetto della vicenda il pm Pilia ha tenuto aperto un filone d’indagine, legato anche a nuove testimonianze che si profilano all’orizzonte. Fonti investigative riferiscono infatti di segnalazioni in arrivo dalla sede di viale Diaz, dove numerosi dipendenti si sono rivolti ad avvocati lavoristi per difendersi dalle ipotesi di demansionamento che pendono sulle loro teste. Chiusa questa tranche, l’inchiesta andrà avanti. Nel frattempo Murtas e Marconi - difesi dall’avvocato Massimiliano Ravenna - potranno farsi interrogare e produrre atti prima che la Procura chieda il rinvio a giudizio. In parallelo sarà la Corte dei Conti a valutare se nella scelta di dirottare su spese correnti e stipendi - tra il 2008 e il 2013 - oltre 131 milioni di euro di fondi vincolati da convenzioni a lavori su infrastrutture idriche abbia provocato un danno erariale.

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