La Nuova Sardegna

Il disegno del cinema Grandi registi in mostra a Cagliari

di Daniela Paba
Il disegno del cinema Grandi registi in mostra a Cagliari

Aperta ieri una rassegna di disegni e bozzetti preparatori Tra gli autori Scola, Bellocchio, Garrone e Martone

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CAGLIARI. Il regista è un visionario il cui universo fantastico semina di-segni sotto forma di appunti, bozzetti, taccuini, story-board, ma anche tele, modelli, marchingegni, tempere, fotoritocchi. La mostra “Il di/segno del cinema”, inaugurata ieri a Palazzo di Città, dove resterà fino al 27 settembre, propone ai visitatori un percorso immaginifico tra le opere inedite di quattodici registi italiani, da Ettore Scola a Marco Bellocchio, fino a Matteo Garrone e Mario Martone, passando per i “nostri” Giovanni Columbu ed Enrico Pau.

Ogni singola stanza espositiva è arricchita di materiali filmati e documentari, ma anche, come nel caso dei fratelli Taviani, dei bozzetti di lavorazione e degli stessi costumi prodotti per l'ultimo “Meraviglioso Boccaccio”, ideati e realizzati da Lina Nerli Taviani, che assieme al marito Paolo era presente alla serata inaugurale.

La mostra trova il suo naturale completamento nella rassegna di film e incontri con gli autori che s'inaugura stasera al cimena Odissea e vede appunto potagonista Paolo Taviani che introduce il suo Boccaccio, mentre il 30 luglio il “Racconto dei racconti” di Garrone sarà presentato da Leonardo Crociano di Makinarium, la società di produzione di effetti che affianca il regista.

“Il di/segno del Cinema” nasce da un'idea di Giovanni Columbu con Anna Maria Montaldo e Giona A. Nazzaro, che hanno realizzato il progetto coi fondi della Fondazione Sardegna Film Commission, il Mibact e il Banco di Sardegna.

La mostra si apre con Ettore Scola, disegnatore noto dal tratto graffiante e satirico, che si è formato alla scuola di Fellini e pubblicava sulla rivista “Marc'Antonio”. Nella stanza affollata di donne, borghesi e intellettuali lo spettatore ritrova lo stesso sguardo amaro e irriverente dei suoi film. Così come scopre di Nichetti l'amore per i cartoons e il cinema muto nelle sequenze animate di “Volere volare”.

Il cuore del mostro di Garrone, i modelli e i bozzetti di Makinarium riportano la consapevolezza del lavoro cinematografico come bottega artigiana e barocca, che trova conferma nelle sale dedicate alla grande costumista Lisa Nerli Taviani dove trova spazio il lungo lavoro di ricerca su costumi, colori, forme e personaggi dell'affresco boccaccesco. Molto belli i taccuini di Enrico Pau raccontano attraverso acquerelli i suoi pugili e l'Accabadora, confermando il valore estetico autonomo dei materiali in mostra. Di Franco Piavoli, c'è una bella sequenza dedicata all'alba a dimostrare un rapporto profondo con la natura che l'accomuna a Michelangelo Frammartino con i suoi “Alberi”.

Una sala ampia accoglie le immagini tratte dai Vangeli di Giovanni Columbu, un bianco e nero intenso di sapore espressionista, restituisce il dramma di “Su Rei”. Veri e propri bozzetti preparatori sono i disegni di Alberto Fasulo e Pietro Marcello, presenti a Locarno e Venezia. Stefano Odoardi è un cineasta segreto conosciuto nel mondo ma poco in Italia, che ha girato il suo ultimo film in Sardegna. Una stanza buia ospita i lavori di Carlo S. Hintermann che ha raccontato in “The dark side of the Sun” il mondo senza sole dei bimbi che non possono vivere alla luce.

Chiudono la mostra Marco Bellocchio con una vera e propria galleria di tele e di disegni realizzati per “Buongiorno Notte”, e Mario Martone che crea dei veri atlanti geografici dove è possibile ritrovare la Napoli di “Morte di un matematico” e la Lontra brumosa di “Noi credevamo”, reinventata dal regista attraverso stampe antiche e disegni d'epoca rimaneggiati.

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