Il Consiglio andrà avanti con l’onorevole fantasma
È deciso: l’aula sarà convocata anche se manca un eletto dopo la sentenza choc Oggi la decisione della giunta delle elezioni che chiederà lumi al Consiglio di Stato
CAGLIARI. La soluzione è a un passo ma chissà se sarà quella giusta per far vivere ancora a lungo questo Consiglio regionale. Ecco il colpo di genio pensato per primo dal vicecapogruppo del Pd Roberto Deriu e ribadito poi dal costituzionalista Massimo Luciani, chiamato a consulto per uscire dal caos: avremo un «Consiglio zoppo». O per essere ancora più chiari: la settimana prossima, dovrebbe essere fra martedì e mercoledì, a rispondere all’appello del presidente Gianfranco Ganau saranno 59 consiglieri, tre i nuovi, e non 60. Sì, uno in meno, almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sull’onorevole fantasma, cioè il quarto ancora senza nome a essere promosso dalla sentenza ribaltone del Consiglio di Stato. In un parere, zeppo di precedenti, Luciani ha scritto: «L’Aula può essere convocata ed è legittimata a riunirsi anche se non sono presenti tutti gli effettivi». Per forza maggiore, è ovvio e il fatto che ancora nessuno sappia chi debba ufficializzare il «signor X» è la più evidente delle cause di forza maggiore. Il suggerimento è stato accolto come una liberazione dal Consiglio, che questa mattina dovrebbe liberarsi una volta per tutte dall’incubo di restare bloccato per chissà quanti mesi in attesa di conoscere l’identità del sessantesimo onorevole.
Il giorno della verità. Oggi i passaggi decisivi saranno due, secondo l’ordine cronologico annunciato dal presidente Ganau. Il primo: la convocazione della giunta delle elezioni, presieduta da Eugenio Lai (Sel), che nella terza riunione in pochi giorni dovrebbe mettere fine al tormentone. Il secondo, nel pomeriggio, con i capigruppo convocati per decidere data e ordine del giorno del prossima seduta del Consiglio regionale
Primo passaggio. Alle 11.30 la giunta delle elezioni, chissà se a maggioranza o all’unanimità, solleciterà i giudici d’appello a «essere loro a indicare il quarto consigliere», per «correggere – ha scritto il costituzionalista – l’evidente errore materiale commesso nella sentenza: il non aver indicato chi dovrà subentrare a Modesto Fenu (Movimento Zona franca) anche lui escluso per non aver raggiunto il quoziente pieno e che quindi – secondo il Consiglio di Stato – non doveva partecipare all’assegnazione dei seggi poi calcolati con i resti». Di fatto, la giunta delle elezioni ributterà la palla nel campo di chi, con un verdetto che «lascia ampi spazi di perplessità», è stato il commento di Ganau, ha provocato l’impasse. Perché tra l’altro, ha scritto ancora Luciani, «non spetta certo al Consiglio proclamare l’eletto e neanche all’Ufficio elettorale della Corte d’appello che, a suo tempo, ha assegnato i seggi in base alle regole ora sconfessate dallo stesso Consiglio di Stato». E anche su questo particolare va riconosciuto a un consigliere di essere stato buon profeta: è Mondo Perra del Psi. È stato lui a sostenere per primo che il Consiglio regionale è «solo un organo politico» e non può certo farsi carico dei poteri (la proclamazione) da sempre assegnati all’autorità amministrativa, quindi ai giudici». Insomma, secondo la giunta delle elezioni, dovrà essere il Consiglio di Stato a sbrogliare la matassa che ha annodato. Tempi previsti? Facciano pure con comodo, i magistrati d’appello, perché intanto il Consiglio «sarà legittimato a esercitare le proprie funzioni» anche con 59 presenti e non i previsti 60.
Secondo passaggio. Preso atto della decisione della giunta delle elezioni, nel primo pomeriggio, i capigruppo concorderanno (a maggioranza o all’unanimità, o alla fine a decidere sarà Ganau?) la data dalla prossima seduta del Consiglio regionale. Come detto dovrebbe essere martedì o al più tardi l’indomani. Si sa già che l’ordine del giorno sarà molto fitto e che l’Aula dovrà lavorare a ciclo continuo per recuperare il tempo perso ed evitare che, ad esempio, salti ancora la riforma di Sardegna ricerche, degli Enti locali e che i precari delle ex Province restino senza stipendio.
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