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Contrordine in Regione: nominato il 60esimo consigliere

Contrordine in Regione: nominato il 60esimo consigliere

Martedì in aula ci sarà anche Gianni Lampis (Fli), indicato dalla giunta al posto di Modesto Fenu (Mzf) Oggi la Cassazione deciderà sul ricorso presentato da Efisio Arbau, e potrebbe esserci un ribaltone-bis

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CAGLIARI. Contrordine, onorevoli: il Consiglio regionale non sarà zoppo. La giunta delle elezioni ha deciso di nominare anche il sessantesimo consigliere e andare oltre il tetto dei 59 che fino a 24 ore prima sembrava essere insormontabile. Il risultato dell’inversione secca è questo: martedì prossimo, giorno in cui è stata convocata la prima seduta dopo il blocco di dieci giorni per la sentenza-ribaltone, a giurare in aula saranno quattro consiglieri. Il quarto o sessantesimo che sia, sarà Gianni Lampis di Fratelli d’Italia-An, candidato nel collegio del Medio Campidano. I nomi degli altri tre si conoscono da giorni e sono Pierfranco Zanchetta e Antonio Gaia dell’Upc e Gianfranco Congiu del Partito dei sardi, proclamati a tavolino dal Consiglio di Stato. Prenderanno il posto di Efisio Arbau (La Base), Gavino Sale (Irs) e Michele Azara (Idv) nel centrosinistra e di Modesto Fenu (Movimento Zona franca) nel centrodestra).

La decisione. Fino a martedì la giunta delle elezioni pareva non volersi fare carico della scelta del quarto neo-consigliere e anzi sembrava orientata a fermarsi a quota 59. Poi però c’è stata la sollevazione della minoranza, il consigliere che mancava era dei suoi, pronta far le barricate se fosse passata la soluzione del Consiglio zoppo. Così dopo una lunga trattativa e all’unanimità la giunta ha deciso di colmare anche l’ultimo vuoto fra i seggi. A parte l’aspetto giuridico della scelta, è stata subito contestata dagli esclusi, per chi doveva decidere non è stato certo difficile individuare il nome. A febbraio Gianni Lampis era stato proclamato eletto come ventiseiesimo consigliere del centrodestra, la coalizione sconfitta, dall’Ufficio centrale della Corte d’appello. Però poi, come prevede la legge elettorale, il seggio gli era stato subito negato per essere assegnato a Ugo Cappellacci (Forza Italia), il candidato-presidente arrivato secondo dietro Pigliaru. Dunque, per la giunta è stato semplice individuare dai tabulati chi fosse il primo dei non eletti per la minoranza. Così dopo aver preso atto dei tre subentranti decisi dal Consiglio di Stato, la giunta ha chiuso il cerchio. Però con un cerchiobottismo perfetto, ha dato anche mandato al presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, di ricorrere ai giudici amministrativi. Due i motivi: il primo i possibili errori materiali commessi in sentenza, come ad esempio l’ipotesi che i tre prescelti a tavolino non abbiano il diritto di subentrare perché almeno uno di loro sarebbe in fondo alla classifica dei primi di non eletti. L’altro motivo: è la richiesta ai giudici amministrativi di ricalcolare dall’inizio alla fine i voti e poi assegnare i seggi in base alla nuova regola – imposta proprio dal Consiglio di Stato – che senza aver ottenuto un quoziente pieno i partiti delle due coalizioni non potevano partecipare all’assegnazione dei seggi con i resti. Bisognerà vedere quale sarà la risposta di Roma.

Dopo lo stop. Martedì il Consiglio regionale ritornerà a riunirsi dopo il rimpasto in aula. Riprenderà la discussione in aula sulla riforma di Sardegna ricerche, poi due proposte di legge sul sardo e i finanziamenti alle società sportive professioniste e anche fondi extra per salvare i precari delle società in house delle ex Province. Ma potrebbe essere tutto inutile: oggi la Cassazione deciderà sul ricorso d’urgenza presentato da Efisio Arbau, uno degli esclusi, e potrebbe esserci addirittura un ribaltone-bis. (ua)

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