La Nuova Sardegna

«Sono un’attrice per caso, convinta da Nanni Moretti»

Fabio Canessa

Intervista con Jasmine Trinca, protagonista del festival “La valigia dell’attore” Presenta il film con Riccardo Scamarcio e riceve il premio “Gian Maria Volonté”

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INVIATO ALLA MADDALENA. L'odissea aeroportuale, con volo in grande ritardo a causa dell'incendio a Fiumicino, non le ha tolto il sorriso. D'altronde in un posto meraviglioso come La Maddalena è difficile essere di cattivo umore, tanto più se si è accompagnati da un angelo. La figlia Elsa, sei anni, che durante l'intervista si diverte nella piscina dell'hotel dove alloggia la stella di questa edizione del festival "La valigia dell'attore": Jasmine Trinca.

Stasera, alle 21,30 ai giardini pubblici, l'attrice presenterà il film "Nessuno si salva da solo", tratto dal romanzo omonimo di Margaret Mazzantini (pubblicato nel 2011 da Mondadori) e diretto da Sergio Castellitto. Domani invece di mattina sarà protagonista di un incontro con il pubblico, alle 10,30 agli ex magazzini Ilva di Cala Gavetta, mentre di sera, nella sala Longobardo, riceverà il Premio Gian Maria Volonté. Prima donna alla quale viene assegnato l'importante riconoscimento. «Ricevere un premio che ha questo nome – evidenzia l'attrice – è davvero un onore».

Un premio molto sentito dai suoi colleghi uomini che lo hanno ricevuto nelle passate edizioni anche perché spesso cresciuti con il modello Volonté. Vale anche per lei?

«Al di là dell'identità di genere, credo che l'emozione sia simile. Devo però dire che io non volevo fare l'attrice, quindi Volonté non era per me un modello di recitazione, anche se i suoi film mi appassionavano già da adolescente. Come tutti i grandi attori, le persone che costruiscono e attraversano il cinema in un certo modo, ha lasciato una grande eredità culturale a tutti i noi. La donna che sono diventata lo devo anche all'assorbimento della bellezza del lavoro di Volonté, dei suoi film».

Il primo grande ruolo di Volonté fu quello di Salvatore in "Un uomo da bruciare", diretto dai fratelli Paolo ed Emilio Taviani. Di recente ha potuto lavorare con loro in "Meraviglioso Boccaccio". Che esperienza è stata?

«Sono stata benissimo. I taviani hanno ancora una forma giovanile, direi appassionata, di approccio al lavoro. Mi ha colpito questa energia, la grande voglia di fare cinema che continuano ad avere dopo tanti anni e tanti film importanti».

Quasi nello stesso periodo è uscito "Nessuno si salva da solo", dove invece è diretta da Castellitto.

«Mi trovo sempre molto bene quando sono diretta da registi che sono anche attori, come pure Michele Placido e Valeria Golino. Tutte le volte ho sentito che il lavoro andava su una linea profonda, una capacità di direzione di quello che io facevo molto particolare».

E al suo fianco ha ritrovato Riccardo Scamarcio. Ai tempi di Volonté si formavano spesso dei connubi che hanno segnato la storia del cinema. Aiuta lavorare con gli stessi registi o attori?

«Non oserei confrontarmi con quei modelli, però mi piace il riferimento a un cinema dove al di là delle logiche delle case di produzione, della popolarità o meno, c'è un'idea di un gruppo che lavora insieme. Per quanto riguarda Riccardo, devo dire che a parte un rapporto di amicizia c'è davvero un'intesa profonda sul set».

In questo 2015 è anche arrivato nelle sale il suo primo film americano: "The Gunman", una pellicola d’azione diretta da Pierre Morel. Come ha vissuto il salto a Hollywood?

«La sensazione è stata un po’ quella di andare al parco giochi. Anche se poi è un modo di lavorare molto esigente. La principale differenza riguarda ovviamente i mezzi e il ritrovarsi sul set centinaia di persone».

Tra queste due star del calibro di Sean Penn e Javier Bardem.

«Si dice sempre che i grandi sono anche i più disponibili. Penso lo facciano anche per il livello di qualità generale, da professionisti quali sono, ma l'ho sentita davvero come una forma di generosità. Tutti e due sono stati sempre a disposizione».

Dall'ultimo film al primo. Ha esordito a 19 anni con "La stanza del figlio", come aveva convinto Moretti?

«Me lo chiedo ancora. È stato un passaggio molto speciale della mia vita. Non volevo realmente fare l'attrice e forse Nanni Moretti mi ha scelto proprio perché non sono andata al provino con quel tipo di ambizione giovanile, ma in un modo più tranquillo, naturale, perché non pensavo fosse quella la mia strada».

Da allora sino ad oggi come si è riempita la "valigia dell'attrice" Jasmine Trinca?

«Penso sempre che è importante fare delle scelte. Non per snobismo, ma perché nella vita piuttosto che prendere tutto quello che arriva è meglio capire cosa ci corrisponde. Al di là dei discorsi di carriere, di arricchimento, avere un'idea di sé. Una direzione. Io sono stata anche fortunata, e per il futuro spero di avere sempre nuovi e interessanti ruoli. Anche se per le donne è sempre meno facile».

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