La Nuova Sardegna

Insularità, le risposte attese a settembre

Infrastrutture, trasporti ed energia tra le priorità inserite nel dossier consegnato al premier a maggio

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CAGLIARI. A Renzi la Sardegna il dossier l’ha consegnato a fine maggio, in una sala dell’aeroporto di Olbia. Tredici pagine fitte, con la prima in cui campeggiava un titolo eloquente: «Niente network, niente sviluppo». Con un conto finale sul costo reale dell’insularità: un miliardo e cento milioni di rosso. È quanto pesa ogni anno sui sardi perché vivono – testuale dal dossier – «nell’unica Regione in Italia senza un’autostrada, senza il metano, senza una rete ferroviaria diffusa, senza collegamenti certi e continui con la penisola». A settembre il presidente del Consiglio ha giurato che «arriveranno le risposte alle richieste della Sardegna», Ecco nel dettaglio i tre punti forti della vertenza. Poi a parte c’è quella sulle entrate ancora aperta su altri tavoli, anche se in questo caso e troppo spesso lo Stato dà con la mano destra, per poi riprendersi molto con quella sinistra. È un giochetto schizofrenico inaccettabile, ma questa è un’altra storia.

Infrastrutture. La dotazione della Sardegna è molto al di sotto della media nazionale nelle strade e nelle ferrovie. Fatto cento come indice assoluto, scende addirittura a meno della metà se confrontata con quella del Mezzogiorno – 43,9 contro 88 per le strade – e diventa un abisso nelle ferrovie: 17,4 contro 76,3.

Non va meglio nelle reti energetiche, in quelle bancarie. Le uniche medie buone sono alla voce porti e aeroporti. La richiesta è questa: «Il compito dell’intervento pubblico, nazionale ed europeo, deve essere quello di garantire ai sardi uguali opportunità e condizioni di sviluppo rispetto agli altri cittadini europei». Precisata meglio subito dopo: «Sono indispensabili interventi strutturali per eliminare gli handicap dell’insularità e, dove non sia possibile, dovranno essere garantiti contributi finanziari e fiscali a compensazione degli svantaggi».

Trasporti. Il conto qui è presto fatto: le merci da e per la Sardegna viaggiano rispetto ad altre regioni con un «extra-time» di 16,06 ore in inverno e 5,39 in estate. Per i passeggeri sardi, i viaggi sono molto più lunghi rispetto a quelli di qualunque italiano: 7,34 ore in inverno, 6,67 in estate. La conclusione: nel trasporto marittimo l’«extra-time» è un costo aggiuntivo quantificato in 660 milioni all’anno. Nei trasporti aerei, si sa invece che la Sardegna paga di tasca propria (è un onere eccessivo) la continuità territoriale: 44 milioni.

La richiesta è nota da mesi: garantire all’isola un ponte virtuale con la terra ferma. La proposta è il servizio aereo navetta (14 frequenze giornaliere) fra un aeroporto sardo e Roma-Fiumicino.

Costo del biglietto 25 euro, equivalente al pedaggio autostradale pagato per poco più di 550 chilometri. Costo a carico dello Stato: 65 milioni per il ponte virtuale.

Energia. Se la Sardegna avesse il metano, potrebbe contare ogni anno su un risparmio medio di 432 milioni fra imprese e famiglie. La Regione ha deciso di puntare sul gas naturale liquido dopo aver abbandonato il metanodotto sottomarino Galsi.

La richiesta è questa: «Al Governo sollecitiamo il massimo dell’impegno e del sostegno finanziario per evitare di avere ancora la bolletta energetica più cara d’Italia».

A settembre le risposte di Renzi saranno decisive e non potranno essere solo parole. Se così fosse, sarebbe un tradimento alla causa. (ua)

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