Moby Prince, Renzi ai familiari delle vittime: avete il mio appoggio
Il premier garantisce tutto l’impegno del Governo: pieno sostegno al lavoro d’inchiesta avviato in parlamento
SASSARI. Qualcosa è cambiato. Sì, forse è troppo presto per dire che esistono le premesse politiche per scardinare segreti inconfessabili e superare depistaggi arrivando così finalmente a conoscere la verità sulla tragedia del Moby Prince, il traghetto bruciato nella rada di Livorno il 10 aprile del 1991, dove persero la vita 140 persone. Tra loro, trenta sardi. Ma una cosa è comunque certa: si è creato un clima politico nuovo che può essere una premessa importante per spazzare via la nebbia grigia e velenosa che finora ha nascosto le cause, le ragioni, le responsabilità e le omissioni della più grande catastrofe della storia della marineria civile italiana.
E uno dei segnali più forti di questo mutato clima politico è il messaggio arrivato l'altro ieri da Palazzo Chigi. Dopo lunghissimi mesi di silenzio, infatti, il premier Matteo Renzi ha delegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti a comunicare alle associazioni che raccolgono i familiari delle vittime il suo appoggio. A dare la notizia è Luchino Chessa, figlio di Ugo, il comandante del Moby Prince: «Nel pomeriggio di ieri, 7 agosto 2015, ho ricevuto uno telefonata inaspettata da Palazzo Chigi. A nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, mi è stato dichiarato ufficialmente l'appoggio del Presidente Matteo Renzi sia alle nostre iniziative che alla nascita della Commissione d'inchiesta. Dopo aver manifestato la mia delusione per il silenzio del premier, il sottosegretario De Vincenti ha voluto esprimere l'attenzione del presidente Renzi che, pur non avendomi mai risposto, è sempre stato vicino ai familiari del vittime e ha sempre seguito e segue con attenzione la vicenda».
«Non posso che esprimere la mia soddisfazione e contentezza - ha detto ancora Luchino Chessa - per una telefonata, che considero storica. Ho già ringraziato il presidente Renzi per aver dato un contributo alla nascita della Commissione d'inchiesta, tramite l'intervento in Senato del sottosegretario di Stato Luciano Pizzetti, ma adesso lo devo doppiamente ringraziare per la sua iniziativa odierna. Ne approfitto per chiedergli una sua ulteriore attenzione per vigilare che la Commissione possa lavorare con coraggio e determinazione».
E in effetti l’intervento di Pizzetti è stato determinante per uscire dall’incomprensibile palude di dubbi e di incertezze nelle quali sembrava essersi impantanato il Senato, che era arrivato addirittura a votare contro la proposta di calendarizzare la seduta per l’approvazione della Commissione. Così, il 22 luglio scorso, alle 18,45 il voto storico a Palazzo Madama: 228 i senatori, cioè tutti i presenti, si sono pronunciati a favore della commissione monocamerale. Nessun astenuto e nessun contrario.
E in questo clima le associazioni dei familiari hanno rilanciato l’iniziativa “Chi sa parli”. C’è infatti la convinzione che molte persone sappiano, ma finora abbiano taciuto per paura. Ecco l’appello firmato dai coordinatori delle due associazioni, Luchino Chessa e Loris Rispoli: «Abbiamo sempre avuto la convinzione e la consapevolezza che la notte del 10 Aprile 1991 ci fossero persone che hanno visto, ma non hanno mai parlato e la certezza che anche chi ha raccontato la sua storia lo ha fatto costellandola di poca verità e molta inventiva. Negli anni questa convinzione non è venuta meno anzi si è sempre più rafforzata. Abbiamo sperato che il tempo ormai passato, la necessità di scaricare la propria coscienza, la voglia di raccontare la realtà dei fatti avessero il sopravvento sul silenzio, sull’omertà».
E ancora: «Vogliamo che questo gesto anche in modo del tutto anonimo contribuisca al lavoro della Commissione d’inchiesta affinchè, come tutti auspicano, si faccia piena luce sull’evento, affinché quel dolore, quelle ferite che non si sono mai rimarginate si possano cicatrizzare. È un messaggio che lanciamo alle vostre coscienze, alla vostra dignità. Trovate dentro di voi lo stesso coraggio con cui noi abbiamo da anni portato avanti la nostra battaglia di giustizia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
