La Nuova Sardegna

La bellezza di Bruce Chatwin e la teoria di George Steiner

di MASSIMO ONOFRI

MASSIMO ONOFRI. Ho letto, su “La Repubblica” una suggestiva intervista di Nicholas Shekespeare al grande critico George Steiner. Un passaggio un po’ misterioso ha calamitato la mia attenzione, là...

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MASSIMO ONOFRI. Ho letto, su “La Repubblica” una suggestiva intervista di Nicholas Shekespeare al grande critico George Steiner. Un passaggio un po’ misterioso ha calamitato la mia attenzione, là dove Steiner parla delle incomprensioni avute da Bruce Chatwin con la critica per il suo capolavoro, “Patagonia”.

Dice Steiner: «Avevo contattato Shawn al “New Yorker” segnalandogli Chatwin, il suo libro sulla Patagonia mi aveva fatto impazzire. Shawn lo bocciò». E aggiunge: «Ho una teoria sugli uomini belli. Essere belli è difficile e Bruce era bello davvero».

Che cosa avrà voluto veramente dire Steiner? Che la bellezza di un uomo, anche geniale come Chatwin, è qualcosa che ostacola la sua carriera? E’ un impedimento al successo? Forse dice così. Ma a me piace credere che Steiner indicasse con l’aggettivo “difficile” il carattere non naturale della bellezza maschile, un che di inaspettato, il vero suggello dello spirito. Sì, essere belli è difficile per un uomo, nel quadro dei valori della cultura occidentale, proprio in quanto non è naturale. Epperò è capace tale bellezza, a un certo punto, di trasformarsi come in una seconda natura, apparentemente senza fatica. Pensateci: c’è qualcosa di più naturale e di più facile della bellezza di Marcello Mastroianni? Una bellezza devastante, tanto più perché nasceva come senza parere, dentro i film e nella vita. Già: ma che avrà voluto dire Steiner?

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