«La prevenzione è una rete tra operatori»
Parla il titolare di un’agenzia di security: «Quattro sere coi cani antidroga e spariscono gli spacciatori»
ROMA. «Ogni estate ci ritroviamo a discutere dello stesso problema: come prevenire lo sballo dei ragazzi in discoteca. E tutti gli anni rinviamo le soluzioni che, come si è visto, non sono la chiusura». Lorenzo Salvan, titolare di un’agenzia di security a Venezia, da 15 anni vigila su grandi eventi, come la Mostra del Cinema, sulla sicurezza della star che approdano in laguna e su mega concerti che richiamano migliaia di ragazzi. Il “popolo della notte” e i suoi riti, Salvan li conosce bene.
Chiudere i locali non serve, controllare i ragazzi è impossibile, allora cosa si può fare?
«Serve ripensare alla “prevenzione” in maniera moderna, ad esempio sollecitando i prefetti a coinvolgere il più possibile nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza i gestori delle discoteche. Poi, far capire agli imprenditori che bisogna investire sulla sicurezza e che il mestiere del “buttafuori” è cambiato. All’entrata del locale bisogna utilizzare personale in grado di riconoscere chi porta la roba dentro e chi no. Anche in sala, è necessario che l’addetto alla sicurezza sappia mescolarsi tra i ragazzi e avere un occhio addestrato per capire quando si stanno passando pastiglie. E poi devi sapere intervenire in caso di overdose».
E come avviene lo spaccio?
«Di solito mentre si balla. Uno di loro entra in discoteca portandosi in tasca, tre-quattro pastiglie. Poi, ne passa una alla volta a un amico che a sua volta le piazza in giro per il locale. Approfittando della calca, ballando, ci si scambia denaro ed ecstasy. Purtroppo è facile».
È da ripensare tutta la gestione della sicurezza nelle discoteche nel suo insieme?
«Certo. Perché le conseguenze dello sballo non sono soltanto l’overdose. Ad esempio, in un paio di occasioni siamo arrivati appena in tempo perché nei bagni, di altrettanti noti locali, stava per avvenire uno stupro. Quei ragazzi erano pieni di ecstasy. Li abbiamo cacciati,ma non possiamo far altro. Chiamiamo il 113, ma spesso quando la volante arriva chi abbiamo bloccato non c’è più. Anche per questo, bisogna far partecipare i rappresentanti di chi lavora nelle discoteche al Comitato per l’ordine e la sicurezza. Così si crea così una “rete” tra operatori, una collaborazione importante tra addetti alla sicurezza, la polizia del luogo e gli operatori del 118. È efficace, soprattutto quando sul territorio ci sono locali che richiamano migliaia di ragazzi».
Lei critica la chiusura del Cocoricò, ma quale misura possono adottare i questori per contrastare lo spaccio?
«Avrebbe avuto più senso inviare davanti all’entrata del Cocoricò i cani antidroga. Una volta, qualche questore l’ha fatto e ha funzionato. Invece di imporre la chiusura per quattro mesi, bastavano quattro sere di controlli con i cani antidroga e gli spacciatori sparivano». (f.cup)
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