La Nuova Sardegna

Regione in campo: subito la sospensiva per non emigrare

di Stefano Ambu ; di Stefano Ambu
Regione in campo: subito la sospensiva per non emigrare

I docenti: «Quattromila di noi rischiano un salto nel buio» Alt alla presentazione delle domande, lotta contro il tempo

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CAGLIARI. Gli insegnanti sardi provano a fermare il countdown emigrazione. Come nei film stile James Bond devono disinnescare la bomba con tanto di data e orario di esplosione: 14 agosto alle 14. Meno due giorni alla scadenza delle domande di assunzione. Quelle che per 4mila docenti rischiano di essere un salto nel buio con possibile trasferimento in una delle 100 province indicate (obbligatoriamente) nel modulo da inviare al Ministero. Loro, i docenti abituati a stare in aula, ora sono in piazza e dove si può decidere il loro destino. Ci stanno tentando con i sit-in: lunedì sotto il Consiglio regionale e ieri sotto il palazzo di viale Trento al termine di un'assemblea al T Hotel. Il tempo scorre, ma c'è una novità: la Regione, che da lunedì ha fatto scendere in campo l'assessore Claudia Firino, potrebbe schierare il presidente Francesco Pigliaru nel caso in cui non ci dovessero risposte nell'incontro con il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini. Significativa in questo senso la presenza di Filippo Spanu, capo di gabinetto del presidente, durante l'incontro con Firino di ieri mattina. Sono partiti anche gli applausi. E l'interlocutore diretto di Pigliaru a quel punto dovrebbe essere direttamente il premier Matteo Renzi. Le soluzioni. Il passaggio del faccia a faccia Firino-Giannini viene però ritenuto indispensabile e istituzionalmente quasi doveroso. Poi, in caso di melina, si spareranno altre cartucce. Il risultato che Firino vuole portare a casa è la sospensiva dei termini per la presentazione delle domande al Ministero.

Armistizio. Una tregua che, se magari non serve a disinnescare l'ordigno, può essere utile a guadagnare tempo per inserire, anche dal punto di vista tecnico- normativo, la questione insularità nella vicenda scuola. Anche ieri, dopo il sit in di lunedì con i docenti sotto il Consiglio insieme a figli e genitori e con le valigie in mano, una giornata caldissima. Iniziata al T hotel con una assemblea di insegnanti convocata dal deputato di Unidos Mauro Pili.

Ipotesi ricorso. Presenti circa 100-150 docenti per mettere a punto le azioni di lotta. Prima tra tutte una petizione da circa 5mila firme per convincere la Regione a impugnare la legge sulla Buona scuola alla Corte Costituzionale. Nella piattaforma c'è la richiesta che siano assegnate all'isola 3.500 cattedre tutte sarde: 500 subito e altre 3mila con il piano triennale. «I presupposti per il ricorso– ha detto Pili – sono tutti nell'articolo 5 dello Statuto quando si parla, anche per l'istruzione, di norme integrative e attuative della legge nazionale». Poi la protesta, dopo una marcia a piedi guidata dallo stesso Pili, si è trasferita sotto il palazzo della Regione in viale Trento. Quasi subito si è presentata l'assessore della Pubblica Istruzione Firino che il giorno prima aveva inviato una lettera alla collega Giannini del governo Renzi sollecitando un incontro. I docenti hanno consegnato a Firino un documento per convincere la Regione a impugnare la Buona scuola.

Il confronto. «Servirebbe un mandato politico molto ampio – ha risposto Firino – col coinvolgimento del Consiglio. Diventa però necessario, prima, considerare che l'impugnazione avrebbe l'effetto di bloccare il provvedimento e non credo che tutti concordino su questa opportunità».

Le iniziative. L' assessore ha ricordato che il progetto della Regione Iscol@ prevede il coinvolgimento di 200 docenti nel prossimo anno. E che sarà proposto un protocollo per sostenere le azioni contro la dispersione scolastica e per il riconoscimento del punteggio agli insegnanti che aderiscono al progetto. Pili, però, a fine incontro, ha protestato: «La giunta può impugnare subito la legge – ha spiegato – Servono risposte subito, al massimo entro domani mattina (ndr. oggi)».

Mobilitazione. Insegnanti pronti a tornare alla carica: saranno in viale Trento - salvo novità e clamorosi sviluppi dell'ultim'ora - anche stamattina a partire dalle 11. Drammatiche le testimonianze dei docenti: «Nel Sulcis – ha spiegato una professoressa– i mariti sono senza lavoro e le mogli insegnanti, con questa legge, sono costrette ad abbandonare la famiglia». E un'altra docente: «osì si spezzano le famiglie - ha detto - Ho tre figlie: quale delle tre dovrò portare con me quando mi chiameranno a lavorare lontano dall'isola?».

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