Spiagge pericolose, senza i bagnini, cresce l’emergenza
I consigli di un comandante di capitaneria e di un esperto Dai servizi di salvataggio all’esigenza di evitare imprudenze
SASSARI. Rabbia, angoscia, dolore, richieste d’interventi: non cessa la polemica sulle sicurezza lungo le spiagge sarde. Cresce l’allarme per la mancanza di bagnini in molti tratti di costa. E tanti esperti si mobilitano per dare consigli: «Esistono poche regole ma sono tutte basilari se si vogliono evitare nuove sciagure», spiegano. Insomma, uno scontro che ogni giorno sale di tono, mentre fra Regione, ex Province e amministrazioni comunali si assiste a un rimpallo di responsabilità.
L’ufficiale. «Almeno nelle spiagge a rischio il servizio di salvataggio andrebbe assicurato in ogni caso», afferma il comandante della capitaneria di porto alla Maddalena. «Come Guardia costiera quest’anno abbiamo fatto un censimento di tutti i tratti più pericolosi nell’intera Sardegna – osserva Alessandro Petri in premessa – Se è vero che da noi per ovvii motivi l’orografia è particolare e non si può pretendere di garantire la vigilanza in qualsiasi baia, rada o caletta, magari raggiungibili solo via mare o da terra dopo un lungo cammino, è anche vero un altro fatto: non si devono assolutamente lasciare incustoditi altri vastissimi litorali dei quali si conoscono le insidie potenziali».
Ricognizioni. In sostanza la Sardegna non può essere paragonata a Rimini o a Viareggio, ma neppure alla Sicilia. Intanto sul suo territorio ricade un quarto dell’intera fascia costiera italiana: 1.850 dei circa 8mila km di litorali nazionali. E poi, come non si stancano di sottolineare gli specialisti, quasi ovunque le spiagge sono libere. Tutti casi nei quali l’assistenza ai bagnanti non può essere affidata ai privati, ma va garantita dalle amministrazioni pubbliche. Così nell’isola, con meno di un decimo degli stabilimenti balneari siciliani e con un centesimo di quelli della riviera adriatica, la gran parte dei problemi ricade sulla Protezione civile e sui singoli municipi. «Ecco perché – spiega ancora il comandante Petri – è stata fatta una precisa ricognizione lungo le coste. Vigilare su tutte, lo ripeto, è impensabile: ci vorrebbero risorse immense. Ma dove è necessario abbiamo purtroppo dovuto constatare come Guardia costiera che non sempre i Comuni avevano a disposizione i fondi per il servizio. Quindi, al di là delle concessioni dei privati e delle coperture assicurate nelle principali spiagge, in molti casi il salvamento a mare non è stato previsto neppure sulle spiagge più esposte ai venti».
Storie drammatiche. Cartelli e segnalazioni prendono così il posto dei bagnini nei tratti scoperti. Ma è chiaro che da soli non bastano a evitare i problemi. Soprattutto di fronte a turisti che non osservano neppure le regole minime dettate dal buonsenso. Chi fa il bagno subito dopo un pasto abbondante, chi mangia gelati o beve bibite fredde e si tuffa, chi non controlla i figli, chi sottovaluta la forza delle onde o la presenza di mulinelli: il campionario di comportamenti irresponsabili è senza fine. «L’anno scorso in luglio una signora è morta a Baia Trinita, qui alla Maddalena, per salvare due bambini che rischiavano di annegare – racconta il comandante della capitaneria – A volte persino i secondi sono preziosi. Lì non c’erano bagnini. I nostri uomini sono stati subito avvertiti. Si sono precipitati sul posto in sei minuti. Un ufficiale si è buttato in acqua, aiutato da un sottufficiale già in spiaggia. Ma ogni intervento si è rivelato vano: lei non ce l’ha fatta. Se invece l’intervento fosse stato immediato, oggi quella donna sarebbe ancora viva».
Condotte irresponsabili. «A ogni modo il mare è come la montagna: non perdona le imprudenze o gli errori», conclude l’ufficiale. Da qui le avvertenze che i bagnanti e chi è al timone di una barca devono sempre tenere presenti. «I natanti non possono mai avvicinarsi a meno di 200 metri dalle spiagge e a meno di 100 dalle scogliere», ricorda il sassarese Danilo Russu, fiduciario per il Nord Sardegna della Federazione italiana nuoto "sezione salvamento", formatore di bagnini e protagonista di progetti finalizzati a fronteggiare le emergenze in mare. «La Sardegna è una regione turistica: le spiagge principali non possono essere lasciate sguarnite – accusa Russu – Il rapporto tra brevetti per bagnini rilasciati e lunghezza dei litorali in Sardegna è di 1 ogni km di costa, in Emilia di 1 ogni 30 metri. Sono il primo a dire che l'isola ha caratteristiche specifiche. Ma una cosa è sicura: da noi i Comuni devono fare di più presidiare i loro territori almeno d'estate».
Imperizia. «Certo, spetta poi ai singoli evitare le imprudenze _ conclude lo specialista _ Chiunque va al mare deve controllare le condizioni meteo e acquisire tutte le conoscenze indispensabili sulla particolarità dei tratti dove si trova, dai venti alla presenza di correnti. E comunque i Comuni devono far installare cartelli scritti in più lingue per segnalare a tutti ogni genere di pericolo».
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