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I Riformatori: hotel, doppia beffa

I Riformatori: hotel, doppia beffa

Contestate Regione e Commissione Ue: assurdo chiedere di restituire i contributi

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CAGLIARI. Sul caso dei fondi agli hotel sardi da restituire intervengono i Riformatori. E il gruppo in consiglio regionale attacca, parlando di «beffa europea» e «aziende turistiche affossate da Viale Trento, che prima approva la legge per dare i contributi e poi fa causa agli imprenditori per riaverli indietro». «A volte non è solo l'Europa a volerci male – dicono i Riformatori – Spesso a essere matrigna è la Regione. Capita anche questo in Sardegna e capita con la norma che in cambio della destagionalizzazione concedeva importanti agevolazioni». La denuncia è firmata dal coordinatore Michele Cossa e dal rappresentante del Centro studi Roberto Frongia. «La legge regionale 9/98 – spiegano i due rappresentanti dei Rifromatori – imponeva un periodo di apertura non inferiore ai 7 mesi. E si prefiggeva appunto lo scopo di creare le condizioni economiche per l’incremento affrontando un rischio che, in assenza di incentivi, nessuna impresa, in quella fase, si sarebbe mai assunto. Difatti, in mancanza di un sostegno economico iniziale, le stesse imprese non sarebbero state in grado di affrontare i maggiori costi». Poi però la Commissione europea ha dichiarato l'incompatibilità con il mercato comune degli aiuti concessi (a 27 imprese delle oltre 100 finanziate). Molte di queste ultime e la stessa giunta in passato hanno così fatto ricorso alla Corte di giustizia Ue e all’autorità giudiziaria italiana per evitare la revoca dei benefici. «La Regione e i suoi Uffici si sono però caratterizzati per una peculiarità: mentre davanti ai magistrati comunitari hanno tutelato le imprese, dinanzi a quelli italiani hanno difeso l’operato della Commissione Ue– denunciano oggi i Riformatori – Tali circostanze potrebbero legittimare le imprese ad esperire azioni legali nei confronti dell’amministrazione regionale al fine di vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni ». «A parte ogni considerazione sull’inevitabile riduzione dell’occupazione, tutto ciò significa vanificare parzialmente il programma avviato nel lontano 1999 – concludono Cossa e Frongia – Infine l’amara considerazione: la Commissione europea, ancora una volta, dimostra di non tenere in alcuna considerazione il gap fisico-geografico sofferto dalla Sardegna rispetto alle restanti regioni d’Europa. Divario che impedisce alle imprese e alle famiglie sarde di avere le stesse opportunità delle restanti aziende Ue e viola con evidenza il principio di uguaglianza tra i cittadini europei».

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