La Nuova Sardegna

Lettera nella bottiglia al ministro: Help

di Stefano Ambu
Lettera nella bottiglia al ministro: Help

Con il flash mob al Poetto messaggio chiaro dei docenti-naufraghi: «Sì alle assunzioni di ruolo, no all’emigrazione»

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CAGLIARI. Tutti al mare. Ma per non emigrare. Come nuovo terreno di battaglia, dopo la Regione e l'aeroporto, i docenti sardi con le valigie ieri mattina hanno scelto la spiaggia del Poetto immersa nel consueto tran tran di ombrelloni, creme solari e racchettoni. Loro, accompagnati dagli inseparabili trolley, non erano lì per prendere il sole. Ma per lanciare il loro "messaggio in una bottiglia" al ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini. Non in senso metaforico: una vera bottiglia con dentro una pergamena gettata tra le onde e poi educatamente ritirata per non sporcare il mare. Riassunto della comunicazione: siamo in un'isola e voi non vi siete accorti dei problemi che avremo quando si tratterà di fare i bagagli e accettare il trasferimento. Conclusione in limba: "saludi e trigu", cari saluti.

Quando i manifestanti sono tornati a casa e hanno acceso le tv quasi quasi non credevano alle loro orecchie: il Papa, mentre loro protestavano in spiaggia, a San Pietro aveva appena finito di parlare di lavoro. Spiegando tra le altre cose che è importante, ma che non deve penalizzare la famiglia. Un assist indiretto dal Vaticano: perché è lo stesso messaggio ripetuto come un mantra nelle ultime due settimane dai docenti che non vogliono partire. E che, non a caso, nelle loro proteste portano figli e genitori. Come dire: ecco chi abbandoneremo in caso di trasferimento.

Il flash mob al Poetto è iniziato intorno alle 9.30 con una diretta Rai per la trasmissione Agorá: sì, perché ormai il caso Sardegna è diventato nazionale. Con i docenti punto di riferimento delle proteste di colleghi di altre parti d'Italia. Prof e maestri si sono schierati in riva al mare con le magliette bianche e i trolley, quasi un marchio di fabbrica della protesta del comitato Valigie del 10 agosto. Questa volta si sono presentati anche con la sveglia al collo. Un simbolo del tempo che trascorre: finora - si sono lamentati gli insegnanti- senza che si sia trovata una soluzione. Un Help a governo e Regione. Tra i docenti in spiaggia c'erano anche quelli che, alla scadenza del 14 agosto, hanno deciso di non presentare la domanda di assunzione per paura di essere inseriti nel calendario delle partenze. Eloquente la scritta sulla maglietta di una insegnante: “Per me è no”. Per molti una triste necessità.

Una docente ha raccontato di non aver risposto alla proposta del Miur per stare vicina ai familiari: un figlio con problemi di salute che spesso deve ricorrere alle cure del Pronto soccorso. E due genitori ammalati con tanto di certificazione della legge 104, quella che consente ai familiari di ottenere permessi dal lavoro per assistere i parenti. Durante la manifestazione sono stati letti alcuni passaggi della Costituzione. L'articolo 4, ad esempio, nella parte in cui si dice che la "Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto" . E sono state ribadite le richieste fondate sull'articolo 5 dello Statuto sardo: in particolare l'esigenza che la legge nazionale sia corretta da norme di attuazione che tengano conto delle difficoltà legate all'insularità. Poi il messaggio in bottiglia diretto a Roma: «Speriamo- ha spiegato Bianca Locci, portavoce del comitato - che almeno il mare consenta che questo appello arrivi finalmente a destinazione. È un Sos che mandiamo come se fossimo naufraghi». Citati i casi della Valle d'Aosta e del Trentino Alto Adige. «Loro sono stati trattati in un altro modo - hanno spiegato i manifestanti -: non parteciperanno alla fase nazionale. Il principio è giusto ed è riconosciuto. Chiediamo che possa essere applicato anche per noi».

La battaglia non si ferma: dai prossimi giorni potrebbero arrivare le chiamate. Ma prof e maestri sono pronti a lottare fino all'ultimo. «Prima fermata - hanno scritto su uno striscione citando il nome della zona del Poetto in cui si è svolta la manifestazione - e non ultima spiaggia». E intanto sul fronte istituzionale continua la battaglia del deputato di Mauro Pili, ieri a Roma per raccogliere informazioni al Miur. Da lui accuse alla Regione. E qualche messaggio di speranza: «Ci sono margini per una deroga per - ha scritto su Facebook -: la via politica istituzionale deve porre con chiarezza queste richieste anche con una delibera della giunta regionale».

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