Feliziani: saranno in pochi a lasciare l’isola
Il direttore scolastico invita gli insegnanti alla calma: «I trasferimenti saranno solo qualche decina»
CAGLIARI. Docenti che non vogliono partire. Ma il messaggio che arriva dal direttore scolastico regionale Francesco Feliziani viaggia in direzione opposta: niente allarmi. Quasi 1750 domande presentate, sì ma chi parte? «Difficile fare previsioni- spiega - perché le variabili sono tante. A cominciare dal punteggio per poi continuare con le richieste differenti a seconda delle classi di concorso. Ma azzardo una previsione: i trasferimenti potrebbero limitarsi a qualche decina. L'analisi delle tabelle ci porta a un saldo pari quasi a zero». A congelare l'emigrazione poi potrebbero essere le supplenze annuali, (decisione entro l'1 settembre) che consentono di rimandare tutto al prossimo anno. Ma i destinatari delle chiamate non saranno tutti quelli che hanno presentato la domanda: «Io dico quasi tutti - spiega Feliziani - e ritengo anche che l'anno successivo ci sarà la possibilità di ottenere la cattedra in Sardegna perché con il potenziamento degli organici ci saranno più posti a disposizione. Sarà un fenomeno nazionale: per osmosi si creerà un equilibrio che consentirà agli insegnanti di rimanere nella propria terra». Sì, ma gli altri, quelli che non saranno protetti dalle supplenze? «Penso che - spiega - si tratti di un'opportunità, non di un problema: anziché aspettare le chiamate per supplenze, a volte sporadiche, nel corso dell'anno potrebbero dare una svolta alla loro vita professionale accettando un lavoro anche fuori dalla Sardegna. Il problema dei trasporti? Non riguarda solo l'isola: penso anche a chi debba trasferirsi da Reggio Calabria a Milano. Proviamo un po' a confrontare tempi e spese. Per tante professioni spostarsi è la normalità, penso anche a carabinieri o polizia. Ma ripeto: penso che non saranno molti gli insegnanti che dovranno lasciare la Sardegna». Ma il principio, si lamentano i docenti sardi, non vale per le province autonome di Trento e Bolzano e per la Valle d'Aosta: «Ma quelli - spiega Feliziani - sono sistemi diversi alla radice anche per quanto riguarda le spese da sostenere. Allora si deve avere il coraggio di dire che si possono mutuare quei sistemi in toto, non soltanto per le parti che fanno comodo. Non dimentichiamoci poi che si tratta di modelli che devono tenere conto delle differenze linguistiche all'interno di quelle aree». (St. Am)
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