Il vento del jazz a Badu ’e Carros
Stamattina il tradizionale concerto in carcere, protagonisti Gavino Murgia e Salvatore Maltana
NUORO. In primo piano sullo schermo c’è un ragazzone che improvvisa su un blues, concentrato sulla sua tromba. Accanto a lui tanti colleghi, nella piazza dell’ex Mercato di Nuoro. Era la serata finale dei Seminari estivi di Nuoro Jazz del 2013, nella storica venticinquesima edizione che ha segnato il passaggio di consegne tra due generazioni di docenti. Era una festa per tutti, ma soprattutto una celebrazione dello stare insieme per condividere quella musica che per tanti giorni (e tanti anni) ha continuato a richiamare nel centro barbaricino giovani jazzisti e artisti di primo livello. Sabato sera, sul palco dell’Auditorium Giovanni Lilliu dell’Isre, molti di quei docenti erano lì. Mancava solo quel ragazzone divertito in primo piano sul megaschermo: Marco Tamburini non c’è più – e questo concerto è tutto per lui – ma i suoi colleghi e compagni di avventura vogliono suonare assieme a lui un’ultima volta, ed è esattamente quello che fanno in “Peace: concerto per un amico”.
L’immagine sullo schermo si allarga, il suono della tromba di Tamburini è ancora nell’aria e tutti i docenti riprendono da quelle note, continuando insieme un blues energico e incalzante come il trombettista bolognese l’avrebbe voluto. Il suo ingresso ufficiale tra gli insegnati era stato nel 2014 ma era diventato subito una colonna portante di Nuoro Jazz, dentro e fuori dalla scuola. Serio quanto basta da non prendersi mai sul serio, con il suo strumento era un punto di riferimento a tutto tondo, dai palchi di Jovanotti al mondo del jazz italiano. Non è stato un impegno facile per chi doveva esibirsi: i musicisti, dal direttore dei corsi Roberto Cipelli a Dado Moroni, fino a Emanuele Cisi, Fulvio Sigurtà, Marcella Carboni, Enrico Merlin, Salvatore Maltana e molti altri, hanno detto poche parole per ricordare Tamburini, lasciando che la musica raccontasse il resto. Lo stesso Paolo Fresu, in veste di ex direttore, ha voluto esserci e ha fatto capolino con discrezione solo qualche volta, lasciando il segno in quei brevi momenti: insieme al suo sfrenato Devil Quartet (con Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta e Stefano Bagnoli, tutti diventati docenti dei corsi organizzati dall’Ente Musicale di Nuoro) e nel dialogo con la voce di Francesca Corrias.
Su un testo originale scritto per Tamburini, la luminosa grazia della cantante cagliaritana e il lirismo cristallino di Fresu hanno creato uno dei momenti più toccanti della serata. Se da un lato c’è la bellezza del ricordo, dall’altro c’è un abisso da colmare. Sono dure come pietre le parole di Cinzia Spata, asciutte e taglienti, quando attacca “I remember Clifford”, un classico del jazz scritto per ricordare Clifford Brown, musicista immenso scomparso troppo presto. E infine eccoli tutti insieme sul palco, per condividere di nuovo la musica come quella sera di due anni fa, quando Tamburini aveva iniziato con loro questa avventura. Nella sala, stracolma, anche la chioma bianchissima di Gil Goldstein, il musicista americano che è uno dei grandi ospiti di questa edizione (il suo concerto sarà il 27 con Antonello Salis e Totore Chessa all’Auditorium dell’Isre, mentre il giorno successivo si esibirà in solo al Museo Man di Nuoro con la sua fisarmonica).
Oggi alle 11 ritorna il concerto all'interno del carcere di "Badu ’e Carros", con Gavino Murgia e il contrabbassista algherese Salvatore Maltana .
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