Profughi, l’isola apre le sue porte
La quota assegnata è stata superata ma si guarda avanti. Nuovi bandi per reperire strutture, cresce la solidarietà
SASSARI. L’isola in credito guarda avanti. I numeri non fanno paura, c’è un’emergenza umanitaria di fronte alla quale non è pensabile farsi da parte. Non si conoscono le indicazioni della politica, ancora non ci sono certezze su quale ulteriore contributo la Sardegna sarà chiamata a dare.
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Ma al momento questo è l’ultimo dei pensieri di chi, ormai con frequenza quasi settimanale, accoglie uomini e donne in fuga. Guarda visi terrorizzati e scorge negli occhi spaventati un lampo di speranza. Forse un futuro c’è, forse sarà quest’isola a mollo nel Mediterraneo ad offrirglielo.
Dall’inizio dell’anno la Sardegna ha spalancato le sue porte a 4460 profughi, di questi 3260 – compresi i 781 arrivati giovedì a Cagliari – sono ospiti delle 61 strutture d’accoglienza.
L’isola è in credito, perché la quota stabilita dal Ministero – sulla base dei numeri nazionali – è stata superata: ci sono 169 migranti in più. E i posti a disposizione sono quasi finiti. Per questo si guarda avanti. La politica poi darà le direttive, ma nel frattempo l’isola si organizza.
La prefettura di Cagliari, che coordina a livello regionale le operazioni di accoglienza, è pronta ad accogliere nuove manifestazioni d’interesse da parte di società o privati disposti a dare un tetto e dei pasti caldi ai migranti. Saranno predisposti in tempi molto brevi – a Cagliari come nelle altre prefetture isolane – nuovi bandi per l’individuazione di strutture adatte ad accogliere i prossimi migranti.
Sinora il meccanismo ha funzionato bene. A parte un caso in provincia di Sassari – con il titolare di una struttura che ha deciso di rinunciare a causa delle tensioni tra profughi – quasi dappertutto la convivenza è serena.
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E si percepisce uno spirito di solidarietà in crescita. Soprattutto dopo gli ultimi gravissimi episodi – il massacro dei migranti stipati nei tir e la storia terribile del bambino siriano che ha commosso il mondo – le famiglie sarde aprono le porte delle loro case.
Ci sono già alcune offerte, persone disponibili ad accogliere, nella loro intimità, altre persone meno fortunate.
Incertezze solo nei primi due sbarchi, poi la macchina regionale dell’accoglienza ha iniziato a funzionare come un orologio. I migranti che sbarcano all’alba, la sera trovano già un letto su cui dormire.
Anche i più piccoli. I minori non accompagnati – quasi tutti sono orfani, i genitori sono morti durante il viaggio – vengono affidati ai servizi sociali e destinati a strutture protette. Dove troveranno calore, un abbraccio, qualche giocattolo. Oggetti ed emozioni con i quali cercare di ricomporre un’infanzia ridotta a brandelli.
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