“L’Attesa” incanta la platea Sette minuti di applausi
Successo di pubblico, ma non di critica, per il primo dei 4 film italiani in concorso Commosso il regista esordiente Messina, Juliette Binoche regina del red carpet
VENEZIA. Piero Messina è un uomo in bilico. Attaccato al filo della critica e a quello di una nuova vita, porta al Lido il primo film italiano in concorso, il suo primo lungometraggio e la nascita del piccolo Giacomo, atteso su questa terra più o meno all’ora della passerella di “L’attesa”. In questa sospensione che per purissimo caso mescola gli affetti personali e le ambizioni professionali, Messina - regista 34enne di Corleone cresciuto all’ombra di Sorrentino - attende che qualcosa si compia. Con lui, la 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica ha inaugurato ieri il poker dei film di casa nostra in concorso sperando nella riscossa dopo le amarezze di Cannes.
Con lui l’Italia si cosparge di quella dose di glamour che molto si deve all’internazionalità degli interpreti. La Binoche, per Messina, ma anche Tilda Swinton e Dakota Johnson per Luca Guadagnino in “A Bigger Splash”, oggi in concorso. Il giovane Messina si dichiara «molto felice di essere al Lido perché senza una mostra come quella di Venezia questo film avrebbe avuto più difficoltà di essere visto». Insieme alla gioia, tuttavia, impara anche che un festival è una cosa dura: il suo film è accolto molto tiepidamente dalla critica, prima della reazione positiva del pubblico che alla proiezione ufficiale lo accoglie con sette minuti di applausi.
La suggestione della storia non convince chi gli chiede quanto ci sia di Sorrentino nel suo film o quanto sia frutto invece dei suoi svolazzi registici. «Sono solo i miei svolazzi registici» incassa Messina «parlare di Sorrentino mi sembra una cosa troppo facile». Dopo alcuni corti, documentari e programmi Rai, Messina giunge all’esordio dirigendo già una grande attrice come Juliette Binoche, nel ruolo di una madre che attende il ritorno del figlio assieme alla fidanzata Lou de Laâge, francese come lei. Fuori la Pasqua con i suoi riti religiosi e popolari, sta per esplodere, ma dentro la grande villa padronale un lutto sembra aver bloccato il tempo.
È il tempo dell’attesa, dunque, o quello del lutto che il regista decide di filmare? Un altro ostacolo interiore impedisce alla madre di rivelare una verità impronunciabile, mentre la presenza della ragazza le permette di ritardare di fare i conti con una realtà che non vuole accettare.
Film di emozioni più che di racconto, di inquadrature fisse e prolungate, di sguardi e di silenzi (alla maniera di Sorrentino) “L’attesa” delude perché non ha la forza di narrare, cercando a tutti i costi di evocare qualcosa che non gli riesce. Anche la processione finale, che per Rossellini avrebbe creato un’emozione unica (parliamo di “Viaggio in Italia”) qui è cristallizzata e resa asettica in una realtà surreale. La staticità dell’attesa affossa purtroppo il film, in uscita il 17 settembre.Non facile, almeno all’inizio, è stato il rapporto sul set con la Binoche che il regista ha voluto a tutti i costi per quel sospetto di tragedia negli occhi che la accompagna anche quando sorride. Si stringe nelle spalle la bella Lou, una bocca che sembra il cuore di un fumetto e i capelli cortissimi, tra le promesse del festival da tener d’occhio che in conferenza si inchina alla Binoche.
E proprio quest’ultima difende il regista: «È il primo film di Messina ed era un rischio enorme. Piero voleva controllare tutto. Allora il primo giorno sono stata zitta, il secondo ho obbedito, il terzo gli ho detto: senti, ho bisogno della mia libertà di espressione. Se un regista alza la voce, l’attore rischia di spegnersi. È un lavoro di ricamo con un filo d’oro. E così abbiamo trovato l’intesa».
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