Di corsa in ottocento a piedi nudi entrano a Cabras
CABRAS. I passi erano pesanti, le gambe molli, i piedi tumefatti e le falcate insicure. Piccoli infortuni che possono fermare chi corre per diletto ma che non hanno bloccato la processione di corsa...
CABRAS. I passi erano pesanti, le gambe molli, i piedi tumefatti e le falcate insicure. Piccoli infortuni che possono fermare chi corre per diletto ma che non hanno bloccato la processione di corsa degli scalzi di San Salvatore. Le due giornate della festa più sentita dai cabraresi si sono concluse ieri sera, intorno alle 19.30, con l’arrivo del simulacro trasportato da ottocento corridori a Cabras. Un momento emozionante in cui gli scalzi devoti al Salvatore hanno sciolto il loro voto e liberato le emozioni custodite durante una corsa di cinquanta minuti sugli sterrati del Sinis, tra pietre e rovi, e sull’asfalto consumato dall’usura, una grattugia per le piante dei piedi provate dalle fatiche dell’andata. È il sacrificio degli scalzi, il prezzo da pagare per onorare le promesse fatte al Salvatore. Tra questi c’è anche la sveglia che ieri è suonata di buon ora nelle “cumbessias”, le case rurali del villaggio di San Salvatore di Sinis.
Prima la messa del mattino e la processione solenne. Poi, la fede ha lasciato spazio alla serenità di una festa rinfrescata da un goccio di vernaccia. Un brindisi da considerare come un augurio per la serata e un buon auspicio per le ultime fasi di una celebrazione che riscalda i cuori dei fedeli, scalzi e non. Di sera, alle 17.30, è iniziata la messa che dà il via alla corsa. Poi, la parola è passata agli scalzi. Sul cammino domenicale de “is curridoris” incombeva il pericolo della pioggia. Nuvole grigie e minacciose avevano coperto il cielo di Cabras sin dalle prime ore del mattino di ieri. L’acqua, però, è caduta col contagocce. Un leggero fastidio più per gli spettatori che per gli scalzi che, anzi, apprezzano la pioggia che lava via il sudore e che rende più soffice il tragitto, perlomeno lo sterrato. Nonostante l’incertezza del meteo, la corsa ha rispettato il suo canovaccio e gli scalzi sono entrati a Cabras in prefetto orario, preceduti dal calpestio dei piedi sull’asfalto e accompagnati dagli applausi del pubblico, numerosissimo anche quest’anno. Un bagno di folla che ha salutato gli ultimi passi di una corsa di fede.
Un sentimento che evidentemente non albergava nel cuore dell’intruso che, ieri sera subito dopo la messa, ha approfittato della distrazione dei fedeli per intrufolarsi nella chiesetta del villaggio e sottrarre indisturbato la cassetta delle offerte per il Santo. La notizia ha iniziato a circolare a San Salvatore in tarda serata, quando i membri del comitato che dovevano chiudere le imposte della chiesetta si sono accorti del furto e hanno avvisato i carabinieri della stazione di Cabras. Immaginare una conclusione peggiore era decisamente complicato anche se, la speranza di recuperare le offerte dei fedeli non ha abbandonato l’animo di chi ha lavorato duramente per organizzare una festa che avrebbe meritato un altro epilogo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google