La Nuova Sardegna

Studente di Olbia in coma colpito dalla menigite

di Mario Neri
Studente di Olbia in coma colpito dalla menigite

I primi sintomi sabato sera: febbre alta poi la situazione è precipitata

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PISA. Sta lottando tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cisanello di Pisa uno studente di Olbia colpito due giorni fa dal batterio della meningite di tipo C. Il giovane è stato accompagnato al pronto soccorso dagli amici nella notte fra sabato e domenica. Era già in coma. Non parlava, non si muoveva.

«Eravamo a cena, ci stavamo divertendo. Aveva mal di testa, sembrava confuso e poi è arrivata la febbre, in poche ore è peggiorato, alla fine è svenuto», hanno detto gli amici ai medici del pronto soccorso. Non c'è voluto molto per capire. Lo studente olbiese è il trentunesimo caso in Toscana dall’inizio dell'anno, il ventiseiesimo aggredito dal batterio di tipo C.

Le sue condizioni sono gravissime. È stato subito ricoverato in Rianimazione. Fin dalla prima visita, i medici non hanno avuto dubbi. In poche ore, hanno raccontato gli amici, sono arrivati la febbre, il dolore alla testa, la rigidità dietro la nuca e la sensazione di uno stato confusionale, anche se pare che nei giorni passati avesse accusato un mal di gola.

È bastato il tempo di un prelievo, poi, e sono comparse anche le macchie rosse tipiche della malattia. D’ora in poi antibiotici e steroidi: il meningococco C, quello più aggressivo, si combatte così. Con la terapia e la speranza. A Cisanello, con un volo da Olbia, ieri sono subito arrivati i familiari. Le condizioni dello studente sono stabili, ma resta in coma, ricoverato nel reparto di Rianimazione guidato da Paolo Malacarne. Saranno decisive le prossime ore per capire che capacità di reazione mostrerà l’organismo.

Subito, dopo le prime analisi eseguite nei laboratori del reparto di Malattie infettive, sono scattate le misure di sicurezza per la diffusione immediata della profilassi alle persone che erano entrate in contatto con lui in questi ultimi giorni. Anche i test microbiologici hanno confermato, si tratta di ceppo C, una lettera che sembra destinata a segnare tutto il 2015 della Toscana. Dall’inizio dell’anno questa forma di batterio ha ucciso 5 persone. L'Asl di Pisa ieri ha aperto in via straordinaria gli ambulatori in Galleria Gerace.

«Si sa con certezza - si legge nella nota diffusa dall’azienda sanitaria pisana - che il giovane studente era presente al cinema Odeon di Pisa il 4 settembre, allo spettacolo delle 21.45, alla proiezione del film “I Minions”, che ha frequentato anche le diverse sedi della mensa universitaria (quella di via Betti il 29 agosto e quella centrale dall'1 al 4 settembre), il ristorante “Le Scuderie” di Pisa il 28 agosto e il pub “Bulldog” di Pontedera il 30 agosto».

Aperto fino alle otto di sera, il dipartimento di prevenzione è stato preso d’assalto. Decine di persone hanno fatto la coda in attesa di ricevere il vaccino. Rimasta silente per luglio e agosto, la meningite ha fatto scattare la psicosi. Una preoccupazione che neppure i medici però ritengono ingiustificata.

«Ci aspettavamo tutti che l’estate, riducendo le occasioni di incontro nei luoghi chiusi - dice Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello - avrebbe ridotto se non fermato l’epidemia. Invece non è stato così, si sono registrati casi sia a giugno che ora a settembre. E la spiegazione è una sola: significa che questa tipologia di batterio è con tutta probabilità molto virulenta e molto diffusa fra i giovani toscani, che ne sono portatori».

In fondo il meningococco potrebbe averlo chiunque fra noi, dormiente, nella gola. Ma servono condizioni particolari per il contagio. Si trasmette per via aerea quando c’è un contatto stretto con i malati attraverso le secrezioni respiratorie, ad esempio con tosse, starnuti o baci. I casi sono infatti molto più frequenti in inverno quando si sta al chiuso in ambienti affollati, ad esempio scuole, discoteche, comunità.

Eppure la meningite non ha smesso di colpire neppure in estate. Due casi si sono registrati a giungo, prima una ragazza di 25 anni a Massa. Anche lei un’universitaria dell’ateneo pisano. Ricoverata il 13 giugno, è stata dimesse dalla Rianimazione, ma fa ancora i conti con i postumi della malattia. Pochi giorni dopo, il 19 giugno, un 32enne arriva al pronto soccorso a Livorno, anche lui ora è stabile ma ancora ricoverato. Timori, allarmi, il rimbalzo emotivo si sono spenti a luglio ed ad agosto, ma la paura è decollata di nuovo con il rientro dalle ferie. Una tredicenne piemontese in vacanza a Lido di Camaiore è stata ricoverata quattro giorni fa al Myer a Firenze. Dalla terapia intensiva è stata trasferita in reparto, ma le sue condizioni, seppur sotto controllo, restano critiche.

E ora lo studente di Olbia, il trentunesimo caso dall’inizio dell’emergenza, il ventiseiesimo di tipo C. No panic, dicono i medici, le contromisure ci sono. Ma nessuno si sente di parlare di allarmi ingiustificati. Ora a Pisa si teme. Il ragazzo ricoverato a Cisanello è in prognosi riservata.

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