Ennio Doris: «L’isola deve investire di più sul turismo»
CAGLIARI. Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, l'uomo del cerchio sulla sabbia, nasce a Tombolo, da famiglia poverissima, in uno dei paesi più poveri del Veneto. Da bambino puliva le stalle e...
CAGLIARI. Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, l'uomo del cerchio sulla sabbia, nasce a Tombolo, da famiglia poverissima, in uno dei paesi più poveri del Veneto. Da bambino puliva le stalle e mungeva le mucche, a 75 anni guida un gruppo con un patrimonio stimato di 1,7 miliardi di dollari. In Sardegna ha casa da anni a Porto Rotondo, dove è tornato in occasione della Perini Navi Cup, una competizione velica riservata a yacht di oltre 40 metri. Parla della Sardegna, del futuro dell'isola, bacchetta Renato Soru senza nominarlo. Dice ai giovani sardi: puntate sulla tecnologia, ma fate, con passione, tutto quello che vi capita a tiro.
Qual e' il suo rapporto, personale e professionale, con la Sardegna ?
«La Sardegna è un po' la mia seconda terra. Ho casa a Porto Rotondo e quando ho cominciato ad andare in vacanza, a 35 anni, ho girato tutte le regioni del Sud, ma ho lasciato la Sardegna per ultima perché sapevo che se ci fossi andato prima, non sarei più andato da nessuna parte. Mi piace il mare sardo la sua varietà di colori che non si trova da nessuna parte al mondo. Mi piacciono le zone interne che hanno una bellezza selvaggia, diversa da qualunque altra regione italiana. Poi mi piacciono i sardi, perché sono un popolo orgoglioso. Come gruppo Mediolanum siamo presenti in Sardegna con decine di family banker che svolgono un ottimo lavoro sul territorio. Però, devo essere sincero, ho difficoltà ad associare la Sardegna al mio lavoro».
La Sardegna fatica ad agganciare la debole ripresa italiana, le fabbriche chiudono, il tasso di emigrazione giovanile e' aumentato, insieme alla poverta' delle famiglie, quale potrebbe essere, secondo lei, una ricetta per creare un nuovo sviluppo nell'isola ?
«Intanto il turismo. Bisogna puntarci ancora di più che in passato e ricordarsi che i turisti sono come la selvaggina. All'inizio bastano le bellezze naturali e arrivano, poi ci si confronta con gli altri paesi del mondo e se vogliamo vincere la concorrenza bisogna pasturare, creare iniziative che attraggano i turisti. In passato sono state prese misure che hanno allontanato i turisti, come le imposte sulle barche, con il risultato che i diportisti sono andati in Corsica. Posso capire che la Regione avesse bisogno di entrate fresche, ma è una politica sbagliata: ottieni qualcosa subito ma metti in crisi il sistema, fai sparire tutto l'indotto. E alla fine entri in crisi. Bisogna, invece, copiare quello che fanno le regioni dove la tradizione turistica è centenaria».
Le due principali banche nate in Sardegna non sono ormai , dal punto di vista della proprieta' , sarde da tempo. Pensa sia un bene o un male ?
«È inesorabile, è inutile discuterci sopra, fra una decina di anni ci chiederemo quante banche italiane ci saranno, non venete, sarde o lombarde. Questo per effetto della tecnologia che sta distruggendo il modello basato sulle filiali. E' un bene e un male al tempo stesso. E' un male il rapporto con il territorio che si diluisce, un bene se si pensa alla dimensione internazionale dei grandi gruppi e alla loro competitività. La sfida è avere gruppi internazionali ma con operatori legati al territorio, è quello che sto facendo con i family banker sardi che operano in una regione che conoscono».
Cosa pensa dei politici sardi che ha conosciuto ?
«Sto molto, molto lontano dalla politica sia sarda, veneta o lombarda. Sono concentrato sugli aspetti economici, ognuno deve fare il mestiere che sa fare. Tra i politici sardi ho apprezzato molto Pisanu che ho conosciuto tanti anni fa».
Se lei fosse un giovane nuorese o sassarese su cosa punterebbe per il suo futuro ?
«Oggi la tecnologia sta cambiando tutto, mi butterei su quel settore, ma c'è un principio generale che ho sempre osservato nella mia vita: devi fare quello che riesci a trovare, anche se non lo hai scelto, e lo devi fare come fosse la più grande passione della tua vita. Quando da ragazzo uscivo dalla stalla dopo aver munto le mucche, la lasciavo in modo che si dicesse : “qui tutto è stato fatto nel migliore dei modi”. Io non ho mai rifiutato nulla, ai ragazzi dico: mettiti a disposizione, fallo con passione e il mondo ti verrà incontro». (f.t.)
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