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Il partito del no: andremo al Tar

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Il movimento Pro territorio è pronto a presentare ricorso contro il decreto

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SANTA TERESA. Il movimento sardo Pro territorio affila le armi contro l’Amp. Una posizione critica che ha una lunga storia. Da quando alla fine degli anni Novanta si cominciò a parlare di aree protette. E ancora oggi il gruppo guidato da Ulisse Murru non abbandona la battaglia. Pronto a presentare ricorso contro il decreto istitutivo. «Non c'è bisogno di istituire una Amp per fare del bene al nostro mare – attacca –. Basta creare aree di ripopolamento. Diciamo no alla proposta del Comune anche perché nasce sulla base di presupposti errati». Murru, documenti alla mano, sostiene che il ministero abbia riesumato il progetto dell'Amp, finito in un cassetto polveroso nel 2005, sulla base di informazioni sbagliate. «Il Comune ha comunicato al ministero che la comunità teresina vuole l'Amp e il ministero ha riavviato l'iter perché lo richiede la popolazione. Ma nel 2012 la comunità non si è espressa e non sono state fatte le riunioni che il Comune ha usato come strumento per forzare la mano al ministero – accusa Murru –. L'iter è stato avviato solo per volontà politica». Il Comune viaggia a passo spedito verso l'istituzione dell'Amp. Dopo la presentazione pubblica della bozza di zonizzazione il 22 luglio, entro il 20 agosto i cittadini hanno presentato delle osservazioni. Nel faldone c'è anche quella del movimento pro Territorio. «Ho chiesto all'amministrazione di abbandonare il progetto – spiega –. Qualora volesse andare avanti chiediamo trasparenza, informazioni e un referendum confermativo». Murru elenca poi i tanti motivi alla base della sua crociata. «Una volta istituita l'Amp sarà irrevocabile – afferma –. E la gestione non sarà del Comune ma del ministero. Il regolamento potrà anche essere scritto a Santa Teresa ma poi andrà a Roma, dove verrà corretto, modificato e imposto alla comunità». Murru solleva poi un dubbio. La zona di protezione lascia fuori aree preziose come il fiordo di Porto Pozzo, la foce del Liscia, la penisola di Coluccia. «Non si faccia gli ambientalisti a metà – conclude –. Se Amp deve essere lo sia dal confine con Aglientu al confine con Palau. Perché Porto Pozzo, con il suo fiordo naturale è un patrimonio naturalistico di grande valore. Quello stesso fiordo in cui sono state autorizzate delle lottizzazioni e c'è un progetto per un porto turistico. E sia poi chiaro che dopo i primi due anni dal ministero non arriveranno più gli stanziamenti e l'Amp dovrà automantenersi. Mi domando a spese di chi». (se.lu.)

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