La Nuova Sardegna

I testimoni: nomina decisa da Zedda

di Mauro Lissia
I testimoni: nomina decisa da Zedda

Lirico, processo al sindaco per abuso d’ufficio: i consiglieri di amministrazione negano di aver votato per la Crivellenti

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CAGLIARI. I consiglieri d’amministrazione del teatro lirico non votarono per la nomina a sovrintendente di Marcella Crivellenti, si limitarono a confermare la fiducia al presidente dell’organo amministrativo Massimo Zedda che aveva proposto la professionista barese senza prendere in considerazione i 44 curriculum dei candidati raccolti in via Sant’Alenixedda. Maurizio Porcelli, Felicetto Contu e Oscar Serci l’avevano già detto al pm Giangiacomo Pilia nel corso dell’inchiesta giudiziaria, ieri l’hanno ripetuto davanti al tribunale presieduto da Claudio Gatti che processa il sindaco di Cagliari con l’accusa di duplice abuso d’ufficio. Sfrondato dagli aspetti politici e dagli interessi privati di alcuni dei protagonisti esterni alla vicenda, il processo ha finito per ruotare attorno a questa circostanza centrale perché l’imputazione principale è riferita alla decisione assunta da Zedda di puntare in solitario sulla Crivellenti, secondo il pm un’imposizione basata su una violazione di legge e destinata a procurare un vantaggio ingiusto alla sovrintendente. Zedda infatti avrebbe prima bandito e poi ignorato la manifestazione d’interesse per la carica di sovrintendente, incassando successivamente la bocciatura del Tar: nomina illegittima, punto e a capo. Qui però s’affaccia la tesi dei difensori, Giuseppe Macciotta e Fabio Pili: se il Tar ha annullato la nomina, significa che la nomina c’era, come risulta da una lettura dei verbali alternativa a quella dell’accusa. Significa soprattutto che la fiducia concessa dai membri del consiglio di amministrazione a Zedda, nell’ormai celebre seduta del 2 ottobre 2013, altro non era che un voto, quantomeno un consenso implicito alla nomina della Crivellenti, che all’epoca era conosciuta solo dal sindaco: «Del curriculum di Crivellenti non ci venne data nemmeno una copia - ha detto ai giudici Maurizio Porcelli – inoltre solo io e il consigliere Cualbu avevamo guardato le altre candidature. Per questo decidemmo di votare solo la fiducia al presidente e non al nome da lui proposto». Fiducia, cui seguì un verbale nella seduta successiva, il 15 ottobre: «Ci trovammo davanti a un verbale in cui si sosteneva che Crivellenti era stata votata all’unanimità. Così non era, in molti chiedevano di vagliare anche gli altri curriculum arrivati in teatro. Ed ecco perché non approvammo quel verbale». Sulla stessa linea gli altri due ex consiglieri: «Non ci fu alcun consenso alla nomina della Crivellenti – ha spiegato Oscar Serci – ma solo la decisione di dare la fiducia al presidente. E’ stata una presa d’atto della proposta avanzata da Zedda, ma non un voto». Tant’è che il 15 ottobre il dissenso - così hanno spiegato i testimoni - sfociò nell’abbandono della seduta e in una protesta che divenne pubblica, aprendo un caso politico e giudiziario sul quale in molti hanno cercato di trarre profitto. La seconda contestazione di abuso d’ufficio è legata invece al siluramento, per l’accusa arbitrario e illegale, del consigliere di amministrazione Giorgio Baggiani, lontano dalla linea di Zedda. Appena due ore d’udienza e subito l’aggiornamento al 18 novembre, quando saranno sentiti gli altri testimoni del pm Pilia: chi temeva un processo lungo, che andasse a incrociare con le elezioni comunali di marzo, può stare tranquillo: il presidente Gatti va avanti spedito. Ieri il tribunale avrebbe dovuto esprimersi sul ricorso presentato dalla Procura contro il rigetto dell’istanza d’interdizione di Zedda dalla carica di presidente della Fondazione: il magistrato ha rinunciato perché nel frattempo il sindaco di Cagliari ha lasciato la carica all’ex procuratore della Corte dei Conti, Mario Scano. Zedda è indagato dallo stesso pm Pilia con diciassette capi d’imputazione per abuso d’ufficio, quelli sui quali era fondata la richiesta di interdizione.

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