Dietro le stelle il nulla Lo sport va in crisi
Straordinari successi nel basket e nel ciclismo con la Dinamo e Fabio Aru Ma i piccoli annaspano tra l’assenza di sponsor e gli impianti fatiscenti
SASSARI. Non solo Aru, non solo Dinamo. La Sardegna dello sport che luccica, conquista scudetti, salite impossibili e copertine, è anche la Sardegna che chiude. Addio al pallone, ai calci tirati su campetti improbabili che d’inverno assomigliano a piscine di fango. Ma addio anche al calcio che conta, quello che porta scudetti e una fama che non ti aspetti se sei donna in un gioco dominato dagli uomini. La Torres femminile 7 volte campione d’Italia che lascia la serie A, 35 squadre che rinunciano all’iscrizione al campionato Dilettanti. I soldi sono la causa comune. A volte cifre importanti, spesso pochi spiccioli che mancano per pagare divise e trasferte e obbligano a saltare una stagione. C’è fame di sponsor, perché le grandi società fanno incetta e i piccoli restano a bocca asciutta. Ma la Sardegna sportiva che esalta i Giganti del basket e il nuovo re della Vuelta fa i conti anche con impianti fatiscenti e strutture non a norma. Un problema comune in quasi ogni angolo dell’isola. Che costringe prestigiose società d’atletica, come la Delogu di Nuoro, ad allenarsi fuori casa perché in città la pista è inagibile da anni. Mentre a Sassari lo stadio Vanni Sanna, nonostante gli oltre 400mila euro spesi negli ultimi due anni, versa ancora in precarie condizioni: la tribuna cade a pezzi, gli spogliatoi grondano di infiltrazioni. Sono solo alcuni esempi di una situazione diffusa. Che la Sardegna sportiva abbia tanta strada da fare lo si capisce osservando la maggior parte delle scuole: non tutte hanno una palestra, in molti casi c’è ma è inagibile. E non è finita. I ragazzini che vogliono fare sport non hanno vita facile. Gli spazi a disposizione sono pochi, allenarsi gratis quasi sempre è un sogno. Anche se si tratta di sport di strada, come lo skate: a Sassari è vivace la polemica tra gli appassionati e l’amministrazione che ha affidato in gestione la struttura comunale: qui ogni ingresso costa caro, 5 euro. Troppi. E nella Sardegna di super Aru – che la sua carriera l’ha costruita oltremare – anche andare in bici è un problema. Ciclisti in giro se ne incrociano pochi. Per colpa di strade inadatte e perché le piste ciclabili sono poche. Alcune sono in fase di realizzazione in questi mesi, come quella che da Sassari va verso il mare. Troppo stretta, dicono gli esperti, con il guard rail che incombe e dà un senso di claustrofobia. Di sicuro non nascerà da quelle parti il prossimo re di Spagna.
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