La Nuova Sardegna

«Ammazzato? Non è possibile»

di Maria Antonietta Cossu
«Ammazzato? Non è possibile»

Incredulità in paese, dove la vittima era benvoluta. Il dolore composto dei parenti

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AIDOMAGGIORE. Un colpo inferto al cuore di una comunità pacifica e aperta. L’omicidio che ha insanguinato le campagne di Aidomaggiore ha gettato nello sgomento i compaesani di Felice Atzori, che a distanza di ore dal ritrovamento del cadavere non si capacitavano del dramma che si era consumato nell’ovile di Sa Tanga Noa, a circa tre chilometri dall’abitato. La notizia della morte violenta dell’allevatore ha sortito l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Nessuno si aspettava che l’amico, il congiunto, il conoscente potesse morire per mano di un altro uomo. Non in un paese da decenni estraneo a fatti delittuosi. Su un punto, invece, convergono le testimonianze: la rispettabilità della vittima, descritta da molti come una persona tranquilla e socievole, in buoni rapporti con tutti. Un ritratto che stride con la fine terribile dell’anziano allevatore e che, agli occhi di chi lo conosceva, rende incomprensibile l’efferato delitto. «Non aveva motivo di avere paura e non mi ha mai confidato una cosa del genere – ha raccontato il cugino Salvatore Niola, uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio –. L’ultima volta che l’ho visto è stato una decina di giorni fa ma né allora né in precedenza aveva dato la sensazione di essere preoccupato per qualcosa. «È venuto qualche giorno fa a casa per un carico di fieno, era tranquillo come sempre», ha riferito Francesco Pira, un amico di Sedilo, paese dove Atzori era conosciuto per via della contiguità delle campagne. Composto il dolore dei familiari accorsi sul posto. Visibilmente scosso, il nipote Enrico Carta si è trincerato nel silenzio rispondendo soltanto alle domande degli inquirenti. Poche le parole pronunciate dalle figlie di un’altra sorella della vittima, che fino alle sette di sera hanno atteso con l’ animo in tumulto il passaggio della salma. La notizia dell’omicidio è trapelata nel primo pomeriggio nell’incredulità generale. “S’iscuru su tentau"" (Misero chi viene tenuto d’occhio) ha commentato uno degli anziani che hanno avuto la notizia seduti su una panchina della piazza parrocchiale. Qualcuno, più tardi, ha raccontato di non aver prestato fede all’ipotesi della morte violenta. “Per me era inimmaginabile una fine così atroce. Ho pensato che si fosse trattato di un malore perché l’idea che qualcuno potesse aver infierito su Felice per me era inconcepibile”: questa la reazione di un conoscente che ha voluto restare anonimo. I primi rilievi degli investigatori, però, hanno svelato la tragica verità.

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