La Nuova Sardegna

LA DENUNCIA»LE FALLE DEL SISTEMA

di Gian Mario Sias

ALGHERO. È andata bene. Nessuno si è fatto male, i sei componenti del commando sono stati rintracciati e affidati alla giustizia, i soldi, quasi 100mila euro, sono stati recuperati tutti. Ma alla...

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ALGHERO. È andata bene. Nessuno si è fatto male, i sei componenti del commando sono stati rintracciati e affidati alla giustizia, i soldi, quasi 100mila euro, sono stati recuperati tutti. Ma alla fine di una giornata passata tra l'incredulità e l'evidenza dei fatti resta più di un dubbio sulla sicurezza dell'aeroporto internazionale Riviera del corallo. Come è possibile che una banda possa agire indisturbata all’interno di una struttura internazionale che dovrebbe garantire il massimo della sicurezza? Queste sono le domande che la gente si posne dopo un episodio simile.

Per carità, finiti i voli e il viavai di persone che dura dall'alba all'ultimo volo, quell'androne tra l'esterno, il bar, gli accessi di sicurezza, i check in e i negozi è più o meno come una galleria commerciale: le misure di sicurezza sono più o meno le stesse e tutto sommato si potrebbe obiettare che non ci sia un motivo reale per intensificarle. Altra cosa è provare a raggiungere le aree sterili, quelle che vanno oltre i controlli e i servizi di dogana, dove si presume tutt'altra difficoltà di accesso.

Detto questo a beneficio del dubbio, resta che un commando di sei persone sia riuscito a entrare nell'aerostazione, a portarci dentro un furgoncino e ad agire indisturbato nonostante il rumore che l'azione ha sicuramente provocato.

Comunque, non sembra una cosa proprio normale. Andando in ordine cronologico, la prima notizia è che basta una persona un po' più forzuta della media per spostare uno dei pilastri che impediscono alle auto private l'accesso al tratto di asfalto di fronte all'ingresso, dove circolano solo le auto delle forze dell'ordine, i taxi, gli altri mezzi pubblici e quelli di emergenza. All'area interdetta si accede soltanto tramite il passaggio a livello, che filtra chi è autorizzato da chi non lo è. Oppure basta far ruotare su se stesso un pilastro, quel tanto che basta per arrivare all'ingresso dell’aeroporto con un Fiorino.

La seconda notizia è che se uno si presenta in aeroporto con un'ascia e si accanisce sulle porte scorrevoli, sui vetri e sulle guarnizioni non scatta nessun allarme. Per male che possa andare, e questa è la terza lezione che arriva dalla rapina di ieri, in men che non si dica ci si imbatte nella guardia giurata. Ma è sola, disarmata, e ha il solo compito di svolgere attività di riconoscimento per chi entra e chi esce quando l'aeroporto è chiuso.

Insomma, un sorta di servizio di portineria notturna in caso di ospiti attesi ma da identificare, non certo un controllo serio in un’aeroporto con numeri crescenti. Superato anche questo ostacolo, e non è poi così difficile, si è padroni assoluti dell'area commerciale dell'aeroporto ancora per il tempo necessario alla polizia di frontiera di far partire l'allarme.

Qui si arriva al quarto aspetto da valutare per capire come si sia potuto violare con tanta facilità un luogo sicuro per definizione, almeno dall'11 settembre 2001 in poi, come un aeroporto internazionale. È ipotizzabile che tanto le forze dell'ordine quanto i vertici della società di gestione si stiano chiedendo cosa non abbia funzionato. Di sicuro se lo chiede Uiltrasporti. "Siamo fortemente preoccupati, altrove un simile episodio rientra nella comune e detestabile criminalità - dicono i vertici provinciali del sindacato di categoria - ma nel contesto aeroportuale è assurdo, una vera e propria beffa che evidenzia ancora una volta la necessità di munire il personale degli strumenti necessari, armi comprese".

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