La Nuova Sardegna

il direttore dell’Ente foreste

«In 30 anni mai visto una cosa tanto grave»

ALGHERO. «È un vero e proprio disastro ambientale». A superare la prudenza generale e a parlare per primo dei rischi ambientali prodotti da quel rogo all’interno dei campeggi sotto sequestro è il...

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ALGHERO. «È un vero e proprio disastro ambientale». A superare la prudenza generale e a parlare per primo dei rischi ambientali prodotti da quel rogo all’interno dei campeggi sotto sequestro è il documento che il sindaco di Alghero, Mario Bruno, e il presidente del Parco di Porto Conte, Antonio Farris, hanno sottoscritto insieme e inviato a Cagliari. Destinatari il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e gli assessori dell’Ambiente e delle Finanze, Donatella Spano e Raffaele Paci. I due principali rappresentanti del Parco e dell’Area marina protetta chiedono soldi, tanti e subito, per far fronte a un disastro ambientale che il sindaco definisce «di proporzioni enormi». In Sardegna, e anche nel territorio della Provincia di Sassari, si sono visti incendi ben più vasti. Tutto sommato quindici ettari non sono poi così tanti. Ma il problema vero è la presenza di quei campeggi. «In 30 anni di attività non ho mai visto niente del genere, sarà una bonifica molto impegnativa, da ogni punto di vista», è la considerazione del direttore del dipartimento di Sassari dell’Ente foreste della Sardegna, Sebastiano Mavuli, che da ieri mattina non ha mai smesso di presidiare la zona e di sovrintendere alle operazioni di spegnimento e di messa in sicurezza dell’area. A scendere un po’ più nel dettaglio è Antonio Furesi, responsabile del dipartimento Arpas di Sassari. «Dal sopralluogo che abbiamo effettuato questa mattina siamo certi della presenza di materiali ferrosi e plastici, sono andate a fuoco barche in vetroresina e roulotte», spiega. A destare maggiore preoccupazione è altro. «Abbiamo notato delle coperture che apparentemente sembrano in fibrocemento – dice Furesi – speriamo di poter escludere la presenza di amianto». Si saprà entro un paio di giorni, quando saranno completate le analisi sui prelievi effettuati oggi. «Al di là di tutto, occorre iniziare a pensare come fare, perché bisogna operare con una certa celerità», è la valutazione del numero uno dell’Arpas a Sassari. «Se non si interviene in fretta, prima della stagione delle piogge, il rischio è che la situazione diventi ancora più grave, perché il terreno assorbirebbe le sostanze inquinanti che si trovano in superficie», è la sua preoccupazione. Abbastanza per affermare che ci siano elementi sufficienti a giustificare uno stanziamento straordinario. (g.m.s.)

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