La conta dei danni: 150 case devastate dalla furia del ciclone
Oltre 40 sfollati. Molte famiglie dovranno ricomprare tutto E a Isticcadeddu compare una montagna di rifiuti inzuppati
OLBIA. Il sole illumina le ferite aperte della città. L’emergenza per il passaggio del ciclone Mediterraneo è ormai alle spalle, ma interi quartieri restano grigio fango. 150 le case che hanno subito danni. La montagna di rifiuti inzuppati comparsa davanti al rione di Isticcadeddu dà la dimensione del disastro. Materassi, divani, cucine. Pezzi di quotidianità finiti ancora una volta sotto l’acqua. Una quarantina gli sfollati, ospiti negli hotel convenzionati con il Comune. La macchina dei soccorsi macina aiuti a pieno ritmo, mentre si accendono i motori della solidarietà. Rinasce il punto di raccolta nella chiesa di Sant’Antonio, a cui appartengono i quartieri finiti nel fango, Isticcadeddu, Baratta, Maltana. A differenza del 2013 non servono abiti o generi di prima necessità. Ma deumidificatori, materassi, lavatrici, elettrodomestici. La Caritas ha anche attivato dei conti correnti in cui far confluire un segno della propria generosità.
Canali tombati. I sommozzatori dei vigili del fuoco sono stati impegnati per tutta la giornata per fare delle verifiche sui canali tombati e nei letti dei fiumi. Cinque le squadre al lavoro per ripristinare i collegamenti nelle zone di campagna, più l’Ucl, l’unità di comando locale. Un super lavoro che proseguirà anche oggi.
Pale e rabbia contro il fango. Nei quartieri feriti si lavora senza sosta. La bella giornata di sole è come una benedizione. Davanti alle case finite sotto l’acqua il primo ottobre si stendono i pezzi di vita salvati dal fango. Ciò che non può essere salvato finisce in discarica. Carmen Buonanti vive in via Friuli in affitto. Due anni fa aveva perso tutto l’arredamento. Con sacrificio aveva ricomprato il salotto e gli elettrodomestici. Giovedì l’acqua e il fango si sono presi anche la stufa a pellet nuova. Spazzano acqua con lei il figlio e la nuora. «Mia suocera è da sola, si è già indebitata due anni fa. E ora è tutto di nuovo devastato». C’è ancora molto lavoro da fare. Se è vero che i danni sono stati inferiori rispetto al 2013, molte famiglie hanno perso di nuovo tutto. Per loro è come riavvolgere il nastro del dolore. «Abito qui da 30 anni e non era mai successo nulla prima del 2013 – dice Gianni Gessa –. Poi di nuovo quest’anno. Ormai vado in panico appena vedo due gocce d’acqua. Il 18 novembre avevo avuto 70mila euro di danni. Ho avuto 9mila euro di risarcimento. Questa volta, nonostante le paratie, l’acqua è entrata ma solo nella taverna. Non si può vivere così».
Scuole aperte. Il segno della normalità che ritorna a Olbia lo danno le scuole. Domani riapriranno tutte, a eccezione di due. Restano off limits il parco, travolto dall’onda di piena del rio San Nicola e due sottopassaggi.
Manifestazioni rinviate. La città ha sospeso tutte le manifestazioni in programma questi giorni. Salta la partita dell’Olbia calcio, la pedalata ecologica, la tradizionale corsa sotto le stelle. Anche la Goletta verde, che avrebbe dovuto fare rotta sulla città, ha rinviato il suo viaggio.
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