Con Chris Riddell viaggio fantastico nel mondo dei piccoli
CAGLIARI. «Sono le 15.30 qui a Cagliari e vediamo che sentieri fantastici escono fuori da questa chiacchierata». Ha una spiccata tendenza diaristica Chris Riddell – uno degli autori e illustratori...
CAGLIARI. «Sono le 15.30 qui a Cagliari e vediamo che sentieri fantastici escono fuori da questa chiacchierata». Ha una spiccata tendenza diaristica Chris Riddell – uno degli autori e illustratori più noti al mondo, ospite del festival Tuttestorie – sempre accompagnato da album su cui schizza rapidamente episodi di viaggio e nuovi personaggi con una matita a carbone dal tratto morbido. Si disegna quando perde un treno, e il disegno lo aiuta a sentirsi rilassato e felice, figurandosi abbracciato da una protettrice (la moglie Jo), oppure mentre pranza qui in città con lei. L’anno scorso con questa tecnica e i colori ad acquarello ha illustrato un libro di 120 pagine in un solo mese.
Sarà per questa sua passione per il disegno che di libri ne ha già realizzato più di 100, vincendo numerosi premi. L’ultimo è il Waterstones Children’s Laureate, il più importante riconoscimento inglese per autori per ragazzi. Da quando l’ha ricevuto a giugno, ha avuto molte occasioni di confrontarsi con il pubblico in oltre quattro mesi tra Inghilterra e Sudafrica (dove è nato). “Più parlo e più commento me stesso che… mi sembra di essere diventato più saggio” – racconta. Ha iniziato come illustratore per bambini e un giorno un giornalista dell’Economist che aveva visto un suo libro, gli ha richiesto una striscia per il giornale. Poi è diventato illustratore di eventi politici per l’Observer, ma continuando a scrivere per bambini e bambine. Proprio due bambine, Agata dei Goti e Ottoline sono tra le protagoniste più amate delle sue serie. Entrambe nate per la figlia.
«C’è sempre la prospettiva del padre che scrive per la figlia, essendo un padre molto assente, così metto dentro costantemente questo tema importante». Un giorno, racconta, al rientro dopo tre settimane a New York si aspetta dalla figlia una calorosa accoglienza, ma riceve solo un saluto veloce. Si arrabbia, chiede come mai. In realtà la figlia pensava che in tutto quel tempo lui fosse stato nel suo studio nel giardino. «Dalla rabbia sono passato alla tristezza, rendendomi conto di essere percepito come assente». Il tema è entrato nella narrazione. «Ecco perché alla fine di ogni storia di Agata c’è sempre un abbraccio tra figlia e padre», spiega.
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