Infanzia, scuola e stereotipi Tra il maschile e il femminile
CAGLIARI. «Gli stereotipi sono gabbie culturali che ci vengono costruite intorno da quando nasciamo, il condizionamento di genere parte persino prima». Così spiega Irene Biemmi al festival...
CAGLIARI. «Gli stereotipi sono gabbie culturali che ci vengono costruite intorno da quando nasciamo, il condizionamento di genere parte persino prima». Così spiega Irene Biemmi al festival Tuttestorie (ieri la chiusura) nella doppia veste di ricercatrice universitaria in pedagogia e autrice di libri per l’infanzia che tentano di scalzare gli stereotipi di genere. «Lo citava la Belotti in “Dalla parte delle bambine” – prosegue Biemmi – già dal pancione c’era la serie di indizi, con le cose positive associate alla nascita del maschio, le negative alla femmina. Insomma ogni volta parte o il film blu o quello rosa. I colori non sono un problema in sé, ma sono simboli di una volontà di costruire percorsi differenti in un processo di incanalamento obbligato che continua anche a scuola». Ciò che emerge dalle ricerche sul rapporto tra scuola e cultura di genere non è confortante.
«Ancora oggi la scuola italiana non offre vere pari opportunità. È la scuola più femminilizzata d’Europa come docenti, ma nonostante ciò, che la farebbe sembrare amica delle donne, risulta che alla fine dei cicli scolastici nel momento di fare la scelta per il dopo, sia tra medie e superiori che successivamente, maschi e femmine - che hanno frequentato la medesima scuola, gli stessi insegnanti e le stesse letture, fanno scelte divergenti». Le ragazze tendono ancora verso i settori detti deboli del lavoro – materie umanistiche e cura - mentre i ragazzi spaziano tra più discipline e attingono agli ambiti tecnologico o scientifico, con maggiore spendibilità professionale. «La scuola autoalimenta il discorso della disparità di potere e di reddito tra uomini e donne. In una ampia ricerca abbiamo quindi indagato i libri di testo. In quelli del 2000 alle elementari si tramanda un immaginario totalmente anacronistico, con madri che se lavorano fanno la maestra o l’infermiera, e principalmente stanno a casa. Ma nelle classi è risultato che tante mamme lavorano, e in differenti professioni. Quindi i bambini trovano testi che non rappresentano l’attualità, legandoli ad una realtà che, seppure non esiste più, continua a vivere nell’immaginario».
Diventando così una premessa che guida le azioni future. «Come via di uscita è necessaria una revisione dei libri di testo. Qualcosa si sta muovendo sulle linee guida per gli editori affinché almeno si adattino alla realtà». Molte note positive vengono invece dalla narrativa per bambini. «Curo la collana “Sottosopra” per l’editore Giralangolo di Torino – spiega Biemmi - con un intento limpido: semplicemente ampliare il ventaglio delle possibilità non solo per le bambine ma anche per i bambini. È vero che le femmine sono sempre state più penalizzate, ma non bisogna dimenticare di quanto gli stereotipi di genere agiscano pesantemente nella costruzione della identità maschile, che si vedono costantemente proposta una mascolinità ancora legata alla forza e al coraggio». E anche questa è una gabbia culturale.
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