Fondi europei, tesoro da spendere bene
Per l’isola un miliardo e mezzo, ieri agli Open Days a Bruxelles iniziato il confronto con le altre Regioni
INVIATO A BRUXELLES. La vera Europa dei popoli è questa: discute, cerca il confronto, tende una mano all’altro senza vivere di faide, gelosie e finanza. Questa non ha nulla a che fare con quella conosciuta e temuta della burocrazia spinta, brutale, da conquistadores. Qui non è rappresentato neanche il solito, famelico gigante bulimico spietato nel divorare, in un boccone, chi non ha i bilanci a posto. Non fa paura, anzi è allegra e coinvolgente l’Europa dell’Open Day delle Regioni e delle città. Celebrata a Bruxelles, dove l’Unione delle 28 nazioni si specchia ogni giorno. È finalmente la settimana dei popoli, in cui la Sardegna c’è sin dalla serata inaugurale della Conferenza, è la tredicesima edizione. Ci sarà fino alle conclusioni di quella che per il commissario delle Politiche per le regioni, la romena Corina Cretu, «è un’occasione unica per confrontarci su come vogliamo riprendere quota». C’è, la Sardegna, per ascoltare, proporre e capire come potrà spendere al meglio la quota che l’è spettata del tesoro europeo. Poco meno di un miliardo e mezzo fra fondi a favore dello sviluppo, della solidarietà e soprattutto di una «prossima, auspicata coesione economica e sociale», dal discorso del finlandese Markku Markkula, presidente della Commissione delle Regioni. La Sardegna ha sette anni di tempo per spenderli, dal 2014 al 2020, con le quote già ripartite e inserite, secondo la volontà della Giunta, nell’ultima Finanziaria e in quelle che verranno. «Perché prima di tutto vogliamo spendere i finanziamenti europei, senza sprecarli e fino all’ultimo euro», è il mantra che il presidente Francesco Pigliaru ripete dovunque e comunque. In estate due suoi programmi sono stati approvati e anche bene dalla Commissione di Bruxelles. Ora bisogna cominciarli a spendere ed evitare che l’Europa prima o poi li chieda indietro per «manifesta incapacità», com’è capitato anche se non sempre in passato. Proprio su tempi e modi è incentrato gran parte dell’Open Day, in cui ogni Regione presenta il pacchetto delle buone intenzioni.
«Sono quelle – ancora dal discorso di Markkula – in cui dobbiamo credere fino in fondo. È una grande sfida e lo è prima di tutto perché dobbiamo dimostrare che con i finanziamenti europei le comunità, anche quelle più periferiche e spopolate, cambiano e possono avere una marcia più in uno sviluppo duraturo». Sì, la ripresa dovrà essere resistente: «Le fiammate sarebbero solo un’illusione», ha detto il presidente Markkula. Bisogna aggrapparsi alla tecnologia, alle nuove energie, all’istruzione, al lavoro, alla qualità della vita e alla lotta alle povertà, per ricordare alcuni degli 11 progetti in cui la Sardegna ha raggruppato i suoi obiettivi di rilancio. Lo ha fatto senza disperderli più in troppe idee, ripetitive e spesso stravaganti, e questa scelta a Bruxelles è piaciuta. «D’ora in poi – ha detto Cretu – i bandi locali dovranno essere semplici e trasparenti». L’Europa non può essere delusa, i sardi ancora meno.
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