Squinzi: per rilanciare l’isola stop a burocrazia e costo energia
Il presidente di Confindustria propone la sua ricetta per fermare la crisi ancora forte in Sardegna Focus sul Nuorese in cui lo spopolamento continua inesorabile. Dal 2001 perso un abitante su cinque
NUORO. La Confindustria della Sardegna centrale compie 70 anni ma ha poco da festeggiare. «Le imprese sono sole, stremate dalla recessione, paralizzate dalla burocrazia, tartassate dai tributi. La solitudine delle imprese incide fortemente sulla loro fiducia e sulla volontà di resistere», dice il presidente Roberto Bornioli introducendo i lavori nella sala conferenze dell’Isre, di fronte a una sala gremita di imprenditori, sindacalisti, amministratori comunali e regionali. Si rivolge soprattutto a chi lo affianca al tavolo dei relatori: il sindaco di Nuoro Andrea Soddu, il governatore Francesco Pigliaru, il presidente di Confindustria Sardegna Alberto Scanu e, ultimo non certo per importanza, il presidente nazionale degli industriali, Giorgio Squinzi. L’affondo sulla crisi senza sbocchi del Nuorese arriva proprio dal patron della Mapei, il colosso dei materiali per l’edilizia, l’imprenditore che in questi giorni chiude le porte ai sindacati confederali e dispensa moderati apprezzamenti verso il governo Renzi. La Sardegna centrale vive una crisi gravissima, dice Squinzi, ben più critica rispetto ad altre realtà svantaggiate d’Italia. «Qui tra il 2008 e il 2014 quasi un’impresa su due ha chiuso i battenti, un valore ben più alto di quello fatto registrare nel resto dell'isola, e più che doppio di quello medio del Mezzogiorno».
Lo spopolamento. Il Nuorese perde pezzi, dice il leader di Confindustria, e si spopola: «Ciò che colpisce è l'impressionante calo demografico che negli ultimi decenni ha colpito soprattutto il territorio di Nuoro: in pratica, dal 2001 a oggi, la provincia ha perso un abitante su cinque. Assistiamo così a un alto numero di abitazioni non occupate, una popolazione strutturalmente anziana e un mercato del lavoro asfittico». Il paradosso per Squinzi è proprio nell’effetto dello spopolamento, «che mantiene il tasso di occupazione più alto della media regionale e del Mezzogiorno: un valore apparentemente positivo, ottenuto però a un costo molto alto».
Squinzi ha appena partecipato all’assemblea nazionale di Confindustria, svoltasi a Taranto, e annuncia «primi, timidi segnali di ripresa dell'economia, che iniziano a essere avvertiti anche al Sud». Include il Nuorese: «Il tessuto produttivo locale, anche se ferito dalla crisi e ridotto nelle dimensioni, mantiene la sua vitalità. Le eccellenze del territorio, dal marmo all'agroalimentare di qualità, dal turismo alle imprese della filiera culturale, resistono e hanno voglia di futuro». La sfida per Squinzi è nel diventare competitivi, ma non è facile per la Sardegna, «l’unica regione italiana priva di metano, che deve sopportare costi energetici e di trasporti altissimi». Eppure la Sardegna centrale, continua il presidente di Confindustria, «ha tutte le caratteristiche per giocare un ruolo da protagonista in uno scenario di rilancio: un territorio meraviglioso, potenziale attrattore per i flussi turistici, ricco di competenze, in cui la filiera lunga della qualità della vita, che va dall'agroalimentare al turismo, dalla manifattura alla salute, può attrarre presenze significative. E per questo è da promuovere agli investitori».
Le proposte. In che modo Confindustria intende rilanciare un’economia allo stremo lo spiega Bornioli, che ha presentato al presidente Pigliaru un piano di proposte in sette punti per uscire dalla crisi. Eccoli. Fiscalità di vantaggio: «La pressione fiscale sulle imprese è insostenibile – dice Bornioli –. Per dare sollievo alle aziende e compensare il divario, proponiamo la fiscalità di vantaggio per la Sardegna Centrale sul modello Sulcis». Manifatturiero e politiche industriali: «Non chiediamo soldi, ma infrastrutture di base, tempi certi per le istruttorie e per le autorizzazioni ambientali, attenzione e sostegno politico. Energia: «La mancanza del metano costa all’isola 550 milioni di euro l'anno. In attesa della rete la Regione deve fare pressing sul governo per la proroga dei regimi di essenzialità delle centrali elettriche».
Piano infrastrutture: «Chiediamo che la Regione, eseguito un monitoraggio sulla situazione infrastrutturale del Nuorese, realizzi un piano infrastrutture specifico per il nostro territorio, a partire dalla banda larga», dice il presidente degli industriali nuoresi. Edilizia: «Dal 2008 il comparto ha perso un terzo della forza lavoro, 22mila addetti, di cui ben 6mila nel primo semestre del 2015. Chiediamo di rivedere le norme in materia urbanistica ed edilizia, rendendo meno rigidi i vincoli sull'ampliamento delle strutture ricettive nella fascia dei 300 metri dal mare». Zone Interne: la parola d’ordine è decentramento, così da combattere l’effetto clessidra, caro a Bornioli, che vede lo sviluppo della Sardegna centrale sacrificato a favore delle aree forti, Cagliari e Sassari. «Per questo chiediamo l'apertura della scuola forestale a Nuoro, ma anche il trasferimento dell'Ente Foreste e dell'Assessorato regionale all’Ambiente». Progetti di rilancio delle province di Nuoro e dell’Ogliastra: lo strumento individuato da Bornioli è l’accordo di programma: «La Regione deve quantificare l'entità delle risorse straordinarie assegnate al territorio».
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